Gesù Cristo: Il Solo Balsamo per la Città

Dopo Lund, che resta della Riforma protestante?

 

AEI

Lutero1

La Riforma fu essenzialmente un movimento di riscoperta dell’autorità suprema della Scrittura e del messaggio della salvezza per sola grazia mediante la sola fede. La sua eredità è viva anche oggi che le spinte ecumeniche sembrano indicare che le istanze teologiche e spirituali poste dalla Riforma siano esaurite. Il documento “La Riforma è conclusa? Una dichiarazione di convinzioni evangeliche” (www.isthereformationover.com), reso noto il 24 ottobre, è ora tradotto in inglese, spagnolo, portoghese, slovacco, svedese e rumeno mentre è in corso di realizzazione la traduzione in altre lingue. Continuano ad arrivare numerose le firme di sottoscrizione di esponenti di Alleanze evangeliche (Italia, Svezia, Spagna, Francia, Polonia, Albania, ecc.), del Movimento di Losanna, oltreché di personalità di spicco del mondo evangelico internazionale come Tim Keller (Redeemer, New York), Mark Dever (9Marks), Federico Bertuzzi (Argentina), e molti altri.Il documento è stato ripubblicato in importanti siti internazionali ed è stato ripreso in articoli di stampa, oltre a suscitare un vivace dibattito.

 
Volentieri divulghiamo un commento agli eventi di Lund di Leonardo De Chirico, vice-presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana, nonché direttore di Reformanda Initiative che ha promosso la redazione del documento “La Riforma è conclusa?”.

 

Dopo Lund, che resta della Riforma protestante?

di Leonardo De Chirico

Ora che le luci autunnali di Lund per la commemorazione della Riforma si sono spente è possibile fare qualche, pur approssimativa, riflessione. Il 499° anniversario della Riforma è stato accuratamente preparato per dare un duplice segnale: cosa sia stata la Riforma e come proseguire 500 anni dopo.

Papa Francesco ha impiegato tutte le sue doti comunicative, fatte di allusioni aperturiste e anche di dosi massicce di ambiguità, per dire che la Riforma conteneva delle istanze genericamente plausibili (Scrittura, rinnovamento) che avrebbero potuto facilmente essere assorbite dalla chiesa di Roma. Purtroppo, secondo lui, sono subentrate da subito motivazioni ed azioni politiche che l’hanno “confessionalizzata” determinando lo strappo riprovevole. Da un lato, il papa ha accarezzato l’idea che Lutero sia sempre stato un figlio (un po’ sanguigno e recalcitrante) di Santa Romana Chiesa, dall’altro ha depotenziato la Riforma della sua portata dottrinale facendola diventare un movimento più caratterizzato dalla politica che dalla teologia.
 
Questa lettura appare molto “francescana” o, se vogliamo, gesuitica. Fa a pugni, ad esempio, con il modo in cui il Concilio di Trento ha interpretato la Riforma. Trento, infatti, ha capito bene quale fosse la portata della Riforma e ha dedicato gran parte dei suoi lavori ad affermare con forza la dottrina romana del canone della Scrittura, del peccato originale, della giustificazione, dei sacramenti in contrapposizione alle posizioni della Riforma. Questi temi non sono questioni ecclesiastiche, ma punti squisitamente teologici. Vero è che Trento si è occupato anche di riforma dei costumi e delle prassi ecclesiastiche, ma la sua preoccupazione decisiva è stata teologica perché la Riforma fu prima di tutto un movimento teologico. Secondo Trento, la Riforma aveva intaccato la visione sinergistica della salvezza e la struttura sacramentale della chiesa e a queste istanze Roma doveva dare risposta. Trento la diede, il papa cambia sembra cambiare registro.
 
Ora il papa dice che, in realtà, tutto questo è secondario: è la politica ecclesiastica che ha generato la Riforma e la Controriforma, mentre le teologia è stata usata in modo strumentale per mascherare un conflitto di interessi politici. Questa rilettura di papa Francesco si inserisce nel quadro più ampio del suo disinteresse per la teologia e della sua persistenza a de-centralizzare le questioni teologiche a favore del primato morbido della “misericordia” che tutto accetta e nulla problematizza, ma che poi viene riciclato nell’avvolgente cattolicità romana.
 
A sostegno della relativa irrilevanza della teologia sostenuta dal papa viene anche la Dichiarazione congiunta tra cattolici e luterani del 1999 sulla giustificazione per fede. Questo documento, inopportunamente celebrato come pietra miliare della teologia ecumenica, è in realtà un capolavoro di equilibrismo teologico in cui affermazioni divergenti vengono giustapposte e tenute insieme fino al punto da domarle all’interno della sintesi più capiente: quella del pensiero cattolico. Et-et.
 
Ammansita simbolicamente la ragione d’essere della Riforma, a Lund il papa ha indicato la strada che sta davanti al movimento ecumenico: la piena unità. Ciò significa riconoscere alla dottrina cattolica una capacità “comprensiva” maggiore di quella protestante e al vescovo di Roma una sorta di primato di misericordia sugli altri. Visto che oggi non siamo più ossessionati dalle diatribe di politica confessionale e visto che le divergenze teologiche furono solamente secondarie, è possibile procedere speditamente verso la piena unità: più cattolica, certo, ma pur sempre romanamente tale. 
 
Davvero la Riforma fu figlia della politica e solo in seconda battuta della teologia? Davvero il pensiero di Lutero fu così politicizzato da non essere teologico? Davvero il sola Scrittura coprì una sete di potere? Davvero il sola grazia fu un maldestro tentativo di coprire un disegno politico? Davvero il solo Cristo nascose un progetto di egemonia ecclesiastica? Davvero Trento capì poco quello che stava succedendo e fu preso dalla logica della reazione identitaria soltanto? Questo Lund ci ha detto e, se seguiamo il papa nella sua rilettura gesuitica, si finirà per incamminarsi nel pendio scivoloso dello svisceramento dottrinale della Riforma e non ci resterà che trovarci dove il papa vuole che tutti si trovino: cum Petro e sub Petro. Sempre avvolti dalla misericordia di Francesco, s’intende, ma pur sempre lì. L’invito di Lutero di tornare alle Scritture per riscoprire il messaggio dell’evangelo è il perenne antidoto ai richiami di una religione autoreferenziale, da qualunque parte arrivi, anche se ammantata di linguaggio cristiano. Cattolici ed evangelici sono sempre interpellati a fare i conti con questo appello. E’ giusto pentirsi ed archiviare passati atteggiamenti di ostilità reciproca, ma le istanze della Riforma non possono essere superate con un irenismo sentimentale. La Parola di Dio ci dice che l’unità la si coltiva nella verità accompagnata dalla carità.
 
Mentre il papa era impegnato nelle commemorazioni di Lund, gli schermi giganti di piazza S. Pietro invitavano la gente a recitare il Santo Rosario intorno alla statua di S. Pietro. Curioso ma non sorprendente. E’ questo il punto di arrivo dell’ecumenismo di Lund? Se sì, anche dopo Lund, la Riforma è attuale come sempre.

2/11/2016

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