Gesù Cristo: Il Solo Balsamo del Vangelo

L’impegno di Città del Capo (2010)

 

L'impegno di città del capo

L’IMPEGNO DI CITTÀ DEL CAPO

Una dichiarazione sulle convinzioni e un appello all’azione
Indice
Preambolo
Prima parte
Per il Signore che amiamo: il nostro impegno di fede
1. Amiamo perché Dio ci ha amati per primo
2. Amiamo il Dio vivente
3. Amiamo Dio, il Padre
4. Amiamo Dio, il Figlio
5. Amiamo Dio, lo Spirito Santo
6. Amiamo la Parola di Dio
7. Amiamo il mondo di Dio
8. Amiamo il vangelo di Dio
9. Amiamo il popolo di Dio
10. Amiamo la missione di Dio
Preambolo

Come membri della globale chiesa di Gesù Cristo affermiamo con gioia l’impegno che abbiamo assunto nei confronti del Dio vivente e del suo disegno di salvezza, per mezzo del Signore Gesù Cristo. Per lui rinnoviamo la nostra fedeltà alla visione e agli scopi del Movimento di Losanna.

Questo significa due cose. Primo, restiamo dediti al compito di portare una testimonianza globale a Gesù Cristo e a tutto il suo insegnamento. Il Primo Congresso di Losanna (1974) fu convocato in funzione del compito dell’evangelizzazione del mondo. Tra i doni più importanti che lasciò in eredità alla chiesa di tutto il mondo c’erano: il Patto di Losanna, una rinnovata coscienza del numero dei gruppi umani non raggiunti con il vangelo, e una nuova riscoperta della natura olistica del vangelo biblico e della missione cristiana. Il Secondo Congresso di Losanna, tenuto a Manila (1989), diede vita a più di 300 collaborazioni strategiche nell’ambito dell’evangelizzazione mondiale, molte delle quali prevedevano la cooperazione internazionale in ogni parte del mondo.
Secondo, restiamo fedeli ai primi documenti del Movimento, il Patto di Losanna (1974) e il Manifesto di Manila (1989). Questi documenti esprimono con chiarezza verità centrali del vangelo che troviamo nella Bibbia e le applicano alla nostra concreta missione in modi che sono ancora oggi attuali e impegnativi. Confessiamo che non siamo stati fedeli agli impegni assunti in quei documenti. Tuttavia vogliamo valorizzarli e farci guidare da essi nel mentre cerchiamo di esprimere e di applicare l’eterna verità del vangelo nel mutevole mondo della nostra generazione.

Le realtà che cambiano

Quasi ogni cosa nel modo in cui viviamo, pensiamo e ci relazioniamo gli uni agli altri sta cambiando a una velocità sempre più alta. Nel bene e nel male, sentiamo l’impatto della globalizzazione, della rivoluzione digitale e del mutevole equilibrio del potere economico e politico nel mondo. Alcune delle cose con le quali ci confrontiamo ci addolorano e ci preoccupano: la povertà globale, le guerre, le malattie, la crisi ecologica e i cambiamenti climatici. C’è però nel nostro mondo un grande mutamento che ci fa gioire, vale a dire la crescita della chiesa globale di Cristo.
Il fatto che il Terzo Congresso di Losanna si sia tenuto in Africa è una prova di ciò. Almeno tre quarti di tutto il cristianesimo mondiale vive oggi nei continenti del sud e dell’est del mondo. La composizione del nostro Congresso di Città del Capo riflette questo colossale cambiamento che si è registrato nella cristianità in un secolo, a partire dalla conferenza missionaria di Edimburgo del 1910. Ci rallegriamo per la stupefacente crescita della chiesa in Africa e gioiamo del fatto che le nostre sorelle e i nostri fratelli in Cristo africani hanno ospitato questo Congresso.
Dobbiamo rispondere con la missione cristiana alle cose che stanno accadendo nella nostra generazione.
Dobbiamo anche imparare da quell’intreccio di saggezza ed errori che ereditiamo dalle precedenti generazioni. Onoriamo il passato e ci mobilitiamo per il futuro.

Le realtà che non cambiamo

Ma nel nostro mutevole mondo, alcune cose restano immutate. Queste grandi verità che non mutano forniscono la spiegazione biblica del nostro impegno in tutte le dimensioni della missione (missional)*.

Gli uomini sono perduti. La condizione di fondo degli esseri umani resta quella che la Bibbia descrive: nel nostro peccato e nella nostra ribellione siamo sotto il giusto giudizio di Dio, e senza Cristo siamo senza speranza.
Il vangelo è la buona notizia. Il vangelo non è un concetto che ha bisogno di nuove idee, ma una storia che ha bisogno di essere raccontata in modi sempre nuovi. La storia che non è cambiata è quella di ciò che Dio ha fatto per salvare il mondo, supremamente negli eventi storici della vita, della morte, della risurrezione e della signoria di Gesù Cristo. In Cristo c’è speranza.
La missione della chiesa prosegue. La missione di Dio continua fino agli estremi confini della terra, fino alla fine del mondo. Verrà il giorno in cui i regni del mondo diverranno il regno del nostro Dio e del suo Cristo e Dio abiterà insieme alla sua umanità redenta nella nuova creazione. Fino a quel giorno, la partecipazione della chiesa alla missione di Dio va avanti, con gioiosa urgenza, e approfittando delle nuove e stimolanti opportunità che si presentano in ogni generazione, compreso la nostra.

La passione del nostro amore

Questa Dichiarazione è intessuta con il linguaggio dell’amore. L’amore è il linguaggio del patto. I patti biblici, antico e nuovo, sono l’espressione della grazia e dell’amore redentrici di Dio che pervengono all’umanità perduta e alla creazione deturpata. Essi esigono come risposta il nostro amore e questo amore deve manifestarsi nella fiducia, nell’ubbidienza e nell’impegno appassionato per il nostro Signore che si lega a noi con un patto. Il Patto di Losanna ha definito l’evangelizzazione «tutta la chiesa porta tutto il vangelo a tutto il mondo». Ecco, questo ci appassiona ancora oggi. Rinnoviamo allora quel patto, affermando di nuovo:

il nostro amore per tutto il vangelo, poiché il vangelo è la gloriosa buona notizia di Dio in Cristo, per ogni dimensione della sua creazione perché queste sono state devastate dal peccato e dal male.

Il nostro amore per tutta la chiesa, in quanto popolo di Dio, redenta da Cristo da ogni nazione sulla terra e in ogni epoca della storia, chiamata a condividere la missione di Dio in questa epoca e a glorificarlo per sempre in quella a venire.

Il nostro amore per tutto il mondo che è così lontano da Dio ma nello stesso tempo così vicino al suo cuore, quel mondo che Dio ha così tanto amato che ha dato il suo unico Figlio per la sua salvezza.

Saldi in queste tre espressioni d’amore, ci impegniamo nuovamente a essere l’intera chiesa, a credere, ubbidire e condividere tutto il vangelo e ad andare in tutto il mondo per fare discepoli di ogni nazione.

Per il Signore che amiamo: il nostro impegno di fede

Prima parte

1. Amiamo perché Dio ci ha amati per primo

La missione di Dio scaturisce dal suo amore. La missione del popolo di Dio scaturisce dall’amore che abbiamo per Dio e per tutto ciò che egli ama. L’evangelizzazione del mondo è l’efflusso dell’amore di Dio per noi e tramite di noi. Affermiamo il primato della grazia di Dio e di conseguenza rispondiamo a quella grazia con una fede dimostrata da un amore ubbidiente. Amiamo perché Dio ci ha amati per primo e ha mandato il suo Figlio per essere la propiziazione dei nostri peccati.1

a) L’amore per Dio e l’amore per il prossimo costituiscono il primo e il più grande dei comandamenti da cui dipendono tutta la legge e i profeti. L’amore è il compimento della legge e il primo nominato tra i frutti dello Spirito. L’amore è la prova che siamo nati di nuovo, rappresenta la certezza che abbiamo conosciuto Dio e la dimostrazione che Dio dimora in noi. L’amore è il nuovo comandamento dato da Cristo il quale disse ai suoi discepoli che la loro missione sarebbe stata visibile e credibile solo nella misura della loro ubbidienza a questo comandamento. L’amore che i cristiani hanno l’uno per l’altro è la modalità con la quale il Dio invisibile, che si è reso visibile mediante il suo Figlio incarnato, continua a rendersi visibile al mondo. L’amore era tra le prime cose che l’apostolo Paolo si impegnò a osservare e a raccomandare ai nuovi credenti, insieme alla fede e alla speranza. Ma l’amore è la più grande, perché non finirà mai.2
b) Non è un amore debole e sentimentale. L’amore di Dio è espressione di un patto, è fedele, impegnato, si dona, si sacrifica, è forte e santo. Poiché Dio è santo, il suo amore permea tutto il suo essere e tutte le sue azioni, la sua giustizia, così come la sua compassione. L’amore di Dio si estende su tutta la creazione. Siamo chiamati ad amare in modi che riflettano l’amore di Dio in tutte quelle stesse dimensioni. Questo è quello che significa camminare nelle vie del Signore.3

c) Nell’intessere allora le nostre convinzioni e il nostro impegno con il linguaggio dell’amore stiamo raccogliendo la sfida biblica più fondamentale e più difficile:

• amare il Signore nostro Dio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutta la nostra forza,
• amare il nostro prossimo (compreso lo straniero e il nostro nemico) come noi stessi,
• amarci l’un l’altro come Dio ci ha amati in Cristo e,
• amare il mondo con l’amore di Colui che ha dato il suo unico Figlio affinché il mondo per suo mezzo potesse essere salvato.4

d) Questo amore è il dono di Dio sparso nei nostri cuori ma è anche un comandamento di Dio che richiede la nostra ubbidienza. Manifestare questo amore significa essere come Cristo stesso: tenaci nella perseveranza, anche se miti nell’umiltà; forti nel resistere al male, anche se teneri nella compassione per chi soffre; coraggiosi nella sofferenza e fedeli fino alla morte. Questo amore è stato vissuto da Cristo sulla terra ed è tenuto in conto dal Cristo risorto in gloria.5

Affermiamo che un tale, biblico e comprensivo amore deve costituire l’identità sostanziale e il segno distintivo dei discepoli di Gesù. In risposta alla preghiera e al comandamento di Gesù, desideriamo profondamente che sia così per noi. Confessiamo tristemente che troppo spesso non è così. Per questo ci impegniamo nuovamente a compiere ogni sforzo per vivere, pensare, parlare e comportarci in maniere che esprimano ciò che significa camminare nell’amore, nell’amore per Dio, nell’amore gli uni per gli altri e nell’amore per il mondo.

2. Amiamo il Dio vivente 

Il nostro Dio che amiamo si rivela nella Bibbia come Dio unico, eterno e vivente, che governa tutte le cose secondo la sua volontà sovrana e per i suoi disegni di salvezza. Nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Dio solo è il Creatore, il Re, il Giudice e il Salvatore del mondo.6 Pertanto esprimiamo l’amore che abbiamo per Dio ringraziandolo con gioia per la nostra posizione nella creazione, sottomettendoci alla sua sovrana provvidenza, avendo fiducia nella sua giustizia e rendendogli una lode eterna per la salvezza che ha compiuto per noi.

a) Amiamo Dio al disopra di tutti i suoi rivali. Ci viene richiesto di amare e di adorare solo il Dio vivente. Ma come l’Israele dell’Antico Testamento, anche noi permettiamo che il nostro amore per lui sia adulterato con l’andare dietro agli dei di questo mondo, dei popoli che ci circondano.7 Cadiamo nel sincretismo, sedotti dagli idoli dell’avidità, del potere e del successo, servendo mammona piuttosto che Dio. Accettiamo le dominanti ideologie politiche ed economiche senza criticarle dal punto di vista biblico. Siamo tentati a compromettere la nostra fede nell’unicità di Cristo sotto la pressione del pluralismo religioso. Al pari di Israele, abbiamo bisogno di ascoltare l’appello dei profeti e di Gesù stesso a ravvederci, ad abbandonare tutti questi rivali e a ritornare all’amore ubbidiente e all’adorazione dell’unico Dio.

b) Amiamo Dio e abbiamo passione per la sua gloria. La più grande motivazione per la nostra missione è la stessa che ispira la missione di Dio, vale a dire che l’unico vero Dio debba essere conosciuto e glorificato in tutta la sua creazione. Questo è lo scopo ultimo di Dio e dovrebbe essere il nostro più grande motivo di gioia. «Se Dio desidera che ogni ginocchio si pieghi davanti a Gesù e che ogni lingua lo confessi, allora così dovrebbe essere. Dovremmo essere «gelosi» (come a volte si esprime la Scrittura) dell’onore del suo nome, turbati quando resta uno sconosciuto, addolorati quando è ignorato, indignati quando è bestemmiato, e sempre desiderare fortemente ed essere determinati affinché gli siano dati l’onore e la gloria che gli sono dovuti. La più alta di tutte le motivazioni alla missione non sta né nell’ubbidire al Grande Mandato (per quanto esso sia importante), né nell’amore per i peccatori che sono lontani e periscono (per quanto un tale motivo sia forte, specialmente quando si tiene presente la collera di Dio) ma piuttosto lo zelo, lo zelo pieno di passione ardente per la gloria di Gesù Cristo. … Al cospetto di questo supremo scopo della missione cristiana, tutte le motivazioni indegne appassiscono e muoiono».8

La nostra più grande pena dovrebbe essere che nel nostro mondo il Dio vivente non è glorificato. Il Dio vivente è negato da un ateismo aggressivo. L’unico vero Dio è sostituito o distorto nella pratica delle religioni del mondo. Il nostro Signore Gesù Cristo è abusato e caricaturato in alcune espressioni culturali popolari. E il volto del Dio della rivelazione biblica è oscurato dal cristianesimo nominale, dal sincretismo e dall’ipocrisia.

Amare Dio in mezzo a un mondo che lo rifiuta e lo distorce, richiede una testimonianza nei suoi confronti che sia forte ma umile; una difesa delle verità del vangelo di Cristo, il Figlio di Dio, che sia vigorosa ma piena di grazia; una fiducia impregnata di preghiera nell’opera convincitrice e convincente del suo Spirito Santo. Vogliamo impegnarci in una tale testimonianza, poiché se sosteniamo di amare Dio dobbiamo condividere la più grande delle priorità che egli ha, vale a dire che il suo nome e la sua parola siano esaltati al di sopra di tutte le cose. 9

3. Amiamo Dio, il Padre

Giungiamo a conoscere Dio come Padre tramite Gesù Cristo, il Figlio di Dio, e solo per suo tramite in quanto egli è la via, la verità e la vita. Poiché lo Spirito Santo attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio, eleviamo le parole espresse in preghiera da Gesù, «Abba Padre», e preghiamo la preghiera insegnataci da Gesù, «Padre nostro». Il nostro amore per Gesù, dimostrato con l’ubbidienza a lui, trova corrispondenza nell’amore del Padre per noi, quando il Padre e il Figlio vengono a dimorare in noi, nel gioco del mutuo amore che si dà e che riceve.10 Questa intima relazione ha profonde basi bibliche.

a) Amiamo Dio in quanto Padre del suo popolo. L’Israele dell’Antico Testamento conosceva Dio come Padre, come colui cioè che lo aveva fatto esistere, lo aveva guidato prendendosene cura, lo aveva disciplinato esigendo la sua ubbidienza, desiderando fortemente il suo amore, esercitando il perdono misericordioso e mostrandogli un amore paziente e fedele.11 Tutto questo è vero anche per noi in quanto popolo di Dio in Cristo, nell’ambito della nostra relazione con Dio Padre.

b) Amiamo Dio come Padre, in quanto ha così tanto amato il mondo che ha dato il suo unico Figlio per la nostra salvezza. Quanto è grande l’amore del Padre per noi tanto da essere chiamati figli di Dio. Quanto è incommensurabile il suo amore per noi da non aver risparmiato il suo unico Figlio, ma donandolo per tutti noi. Questo amore del Padre che dona il Figlio è rispecchiato nell’amore del Figlio che si è dato. Nell’opera che il Padre e il Figlio hanno compiuto alla croce, mediante l’eterno Spirito, c’era una completa armonia di volontà. Il Padre ha amato il mondo e ha dato il suo Figlio; «il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me». Si trova l’eco di quest’unità di Padre e Figlio, affermata fortemente da Gesù stesso, nel saluto più usato da Paolo, «grazia e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo che ha dato se stesso per i nostri peccati, secondo la volontà del nostro Dio e Padre, al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen».12

c) Amiamo Dio come il Padre il cui carattere riflettiamo e della cui cura ci fidiamo. Nel Sermone sul Monte, Gesù ha ripetutamente indicato il nostro Padre celeste come il modello o il punto focale della nostra azione. Dobbiamo operare per la pace, in qualità di figli di Dio. Dobbiamo compiere le buone opere, affinché il Padre riceva la lode. Dobbiamo amare i nostri nemici, essendo un riflesso dell’amore paterno di Dio. Dobbiamo praticare la nostra liberalità, pregando e digiunando, unicamente per gli occhi del nostro Padre. Dobbiamo perdonare gli altri come ci ha perdonati il nostro Padre. Non dobbiamo avere sollecitudini ma fidarci della provvidenza del nostro Dio. Facendo fluire questo comportamento dal nostro carattere cristiano, facciamo la volontà del nostro Padre nei cieli, dentro il regno di Dio.13

Confessiamo che spesso abbiamo trascurato la verità della Paternità di Dio e ci siamo privati delle ricchezze della nostra relazione con lui. Ci impegniamo nuovamente a venire al Padre mediante Gesù il Figlio; a ricevere e a rispondere al suo amore paterno; a vivere in ubbidienza sotto la sua disciplina paterna; a riflettere il suo carattere paterno in tutto il nostro comportamento e nei nostri atteggiamenti; e a fidarci della sua provvidenza paterna in qualsiasi circostanza egli ci conduce.

4. Amiamo Dio, il Figlio

Dio ordinò a Israele di amare il SIGNORE Dio mostrando una lealtà esclusiva. Anche per noi, amare il Signore Gesù Cristo significa affermare fermamente che egli solo è il Salvatore, il Signore e Dio. La Bibbia insegna che Gesù compie le stesse azioni sovrane che solo Dio può compiere. Cristo è il Creatore dell’universo, il Signore della storia, il Giudice di tutte le nazioni e il Salvatore di tutti coloro che si volgono a lui.14 Egli condivide l’identità di Dio nell’uguaglianza e l’unità divina di Padre, Figlio e Spirito Santo. Così come Dio ha chiamato Israele ad amarlo con una fede legata a un patto, all’ubbidienza e alla testimonianza in qualità di suoi servi, noi affermiamo il nostro amore per Gesù Cristo credendo in lui, ubbidendogli e facendolo conoscere.

a) Crediamo in Cristo. Crediamo alla testimonianza dei vangeli secondo i quali Gesù di Nazaret è il Messia, colui che è stato costituito e mandato da Dio per compiere la singolare missione dell’Israele dell’Antico Testamento, vale a dire portare la benedizione della salvezza di Dio a tutte le nazioni, come Dio ha promesso ad Abramo.

• Nella nascita di Gesù, Dio ha assunto la nostra umanità fisica e ha vissuto tra di noi, pienamente Dio e pienamente umano.
• Durante la sua vita Gesù ha camminato in perfetta fedeltà e ubbidienza a Dio. Ha annunciato e insegnato il regno di Dio, e ha modellato il modo in cui i suoi discepoli devono vivere sotto il regno di Dio.
• Nel suo ministero e nei suoi miracoli, Gesù ha annunciato e ha dimostrato la vittoria del regno di Dio sul male e sulle potenze malvagie.
• Nella sua morte sulla croce, Gesù ha preso il nostro peccato su di sé e al nostro posto, pagandone totalmente il prezzo, la condanna e la vergogna, ha sconfitto la morte e le potenze del male, e ha compiuto la riconciliazione e la redenzione di tutta la creazione.
• Nella sua risurrezione fisica, Gesù è stato giustificato ed esaltato da Dio ed è divenuto il precursore dell’umanità redenta e della creazione restaurata.
• Dal momento della sua ascensione, Gesù sta regnando come Signore su tutta la storia e su tutta la creazione.
• Al suo ritorno, Gesù eseguirà il giudizio di Dio, distruggerà Satana, il male e la morte, e stabilirà il regno universale di Dio.

b) Ubbidiamo a Gesù Cristo. Gesù ci chiama al discepolato, a portare la nostra croce e a seguirlo sulla strada della rinuncia a se stessi, del servizio e dell’ubbidienza. Egli ha detto «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti», «Perché mi chiamate Signore, Signore e non fate le cose che vi dico?» Siamo chiamati a vivere come ha vissuto Cristo e ad amare come lui ha amato. È una pericolosa follia professare Cristo nel mentre si ignorano i suoi comandamenti. Gesù ci avverte sul fatto che molti che proclamano il suo nome con ministeri spettacolari e miracolosi scopriranno di essere rigettati da lui come malvagi.15 Facciamo attenzione all’avvertimento di Cristo, poiché nessuno di noi è immune da un tale spaventoso pericolo.

c) Proclamiamo Cristo. In Cristo soltanto Dio ha rivelato pienamente e definitivamente se stesso, e in Cristo soltanto egli ha ottenuto la salvezza per il mondo. Ci inchiniamo dunque come discepoli ai piedi di Gesù di Nazaret e gli diciamo insieme a Pietro, «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»,
e insieme a Tommaso, «Mio Signore e mio Dio». Anche se non lo abbiamo visto, lo amiamo. E ci rallegriamo pieni di speranza mentre aspettiamo il giorno del suo ritorno quando lo vedremo come egli è. Fino a quel giorno, ci uniamo a Pietro e Giovanni nel proclamare che «in nessun altro c’è salvezza, poiché non c’è sotto il cielo nessun altro nome per il quale possiamo essere salvati».16

Ci impegniamo nuovamente a voler rendere testimonianza a Gesù Cristo e a tutto il suo insegnamento, in tutto il mondo, sapendo che possiamo portare una tale testimonianza solo se viviamo ubbidendo noi stessi al suo insegnamento.

5. Amiamo Dio, lo Spirito Santo

Amiamo lo Spirito Santo nell’unità della Trinità, con Dio Padre che ha inviato, e con Gesù Cristo al quale egli rende testimonianza. Egli è lo Spirito missionario del Padre missionario e del Figlio missionario, che soffia la vita e la potenza nella chiesa missionaria di Dio. Amiamo e preghiamo per la presenza dello Spirito Santo poiché senza la testimonianza dello Spirito a Cristo, la nostra propria testimonianza è vana. Senza l’opera di convinzione dello Spirito la nostra predicazione è fatta a vuoto. Senza la potenza dello Spirito la nostra missione è un semplice sforzo umano. E senza il frutto dello Spirito, le nostre vite, affatto attraenti, non possono riflettere la bellezza del vangelo.17

a) Nell’Antico Testamento vediamo lo Spirito di Dio attivo nella creazione, nelle azioni di liberazione e di giustizia, e nel riempire e potenziare persone per ogni genere di servizio. I profeti ripieni di Spirito guardavano avanti al re e al servo che doveva venire, la cui Persona e la cui opera sarebbe stata ricolma dello Spirito di Dio, e guardavano all’età a venire che sarebbe stata segnata dall’effusione del suo Spirito, che avrebbe portato al popolo di Dio nuova vita e una rinnovata ubbidienza.

b) A Pentecoste Dio ha sparso il suo Spirito Santo come promesso dai profeti e da Gesù. Lo Spirito che santifica produce il suo frutto nella vita dei credenti, e il primo frutto è sempre l’amore. Lo Spirito riempie la chiesa dei suoi doni, con potenza per la missione e con grande varietà di opere di servizio. Lo Spirito ci abilita a proclamare e a dimostrare il vangelo, a discernere la verità, a pregare efficacemente e a prevalere sulle forze delle tenebre. Lo Spirito rafforza e conforta i discepoli che sono perseguitati o provati a causa della testimonianza che rendono a Cristo.18

c) Possiamo allora dire che senza la presenza e la potenza dello Spirito Santo il nostro coinvolgimento nella missione è allora senza senso e infruttuoso. Ciò è vero per tutte le dimensioni della missione: nell’evangelizzazione, nella testimonianza resa alla verità, nel discepolato, nell’operare per la pace, nell’impegno sociale, nella trasformazione etica, nella cura per la creazione, nel superamento delle potenze malvagie, nel cacciare i demoni, nel guarire i malati, nella sofferenza e nella perseveranza sotto la persecuzione. Tutto ciò che facciamo nel nome di Cristo deve essere reso efficace dallo Spirito Santo. Il Nuovo Testamento evidenzia molto bene questo aspetto nella vita della chiesa primitiva e nell’insegnamento degli apostoli. La stessa realtà è dimostrata oggi nella fecondità e nella crescita delle chiese dove i seguaci di Gesù agiscono fidando totalmente nella potenza dello Spirito Santo, dipendendo da esso e attendendo la sua azione.

Non esiste un vangelo vero e completo né tanto meno un’autentica missione biblica senza la Persona e la potenza dello Spirito Santo. Preghiamo per una maggiore consapevolezza di questa verità biblica e perché la sua esperienza sia una realtà in tutte le parti del corpo mondiale di Cristo.
Siamo però consapevoli dei tanti abusi che si mascherano sotto il nome dello Spirito Santo, dei molti modi in cui (come anche il Nuovo Testamento spiega in dettaglio) ogni genere di fenomeni è praticato ed esaltato pur avendo i segni di altri spiriti e non dello Spirito Santo. C’è un grande bisogno di un più profondo discernimento, di chiari avvertimenti, di smascherare fraudolenti ed egoistici manipolatori che abusano di poteri spirituali per il loro proprio indegno arricchimento. Soprattutto, c’è il grande bisogno di un insegnamento e di una predicazione biblici e intensivi, radicati in umile preghiera, che saranno in grado di aiutare i credenti semplici a riconoscere e a comprendere il vero vangelo, a rallegrarsi in esso e a riconoscere e rigettare i falsi vangeli.

6. Amiamo la Parola di Dio

Amiamo la parola di Dio, riconoscendo le Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento, facendo nostra la gioiosa delizia del salmista nella Torah, «Amo i tuoi comandamenti più dell’oro … Oh quanto amo la tua legge». Riceviamo l’intera Bibbia come parola di Dio, ispirata dallo Spirito di Dio, pronunciata e scritta tramite autori umani. Ci sottomettiamo a essa ritenendola autorevole in modo supremo e unico, che governa le nostre convinzioni e il nostro agire. Attestiamo la potenza che la parola di Dio ha di compiere il suo disegno di salvezza. Affermiamo che la Bibbia è la parola scritta definitiva di Dio, non oltrepassata da alcuna ulteriore rivelazione, ma ci rallegriamo anche del fatto che lo Spirito Santo illumina le menti del popolo di Dio affinché la Bibbia continui a esprimere la verità di Dio in modi nuovi alle persone appartenenti a ogni cultura.19

a) La Persona che la Bibbia rivela. Amiamo la Bibbia come una sposa ama le lettere di suo marito non per il pregio della carta, ma per la persona che si esprime per loro tramite. La Bibbia ci dà la rivelazione personale dell’identità del carattere, dei disegni e delle azioni di Dio.
È la testimonianza primaria resa al Signore Gesù Cristo. Nel leggerla, noi lo incontriamo con grande gioia mediante l’azione del suo Spirito. Il nostro amore per la Bibbia è un’espressione del nostro amore per Dio.

b) Il racconto che la Bibbia racconta. La Bibbia narra dell’universale storia della creazione. Questo racconto completo ci fornisce la nostra coerente visione del mondo e determina la nostra teologia. Al centro di questo racconto ci sono gli eventi salvifici della croce e della risurrezione di Cristo che sono il culmine del racconto e costituiscono il cuore del vangelo. È questa storia (presente nell’Antico e nel Nuovo Testamento) che ci dice chi siamo, per quale motivo siamo qui e verso dove stiamo andando. La storia della missione di Dio definisce la nostra identità, guida la nostra missione e ci assicura che l’esito finale è nelle mani di Dio. Questa storia, così come è passata di generazione in generazione, deve determinare la memoria e la speranza del popolo di Dio e definire il contenuto della sua testimonianza evangelistica. Dobbiamo far conoscere la Bibbia con tutti i mezzi possibili, in quanto il suo messaggio è per tutti i popoli della terra. Ci impegniamo dunque nuovamente nel compito inarrestabile di tradurre, diffondere e insegnare le Scritture in ogni cultura e in ogni lingua, comprese quelle che sono prevalentemente orali o non scritte.

c) La verità che la Bibbia insegna. L’intera Bibbia ci presenta l’intero consiglio di Dio, la verità che Dio desidera che conosciamo. Ci sottomettiamo a essa considerandola vera e veridica in tutto ciò che afferma, poiché è la parola del Dio che non può mentire e che non verrà mai meno. Essa è chiara e sufficiente nel rivelarci la via della salvezza. È la base per esplorare e comprendere tutte le dimensioni della verità di Dio.
Tuttavia viviamo in un mondo pieno di menzogne e caratterizzato dal rigetto della verità. Molte culture mostrano un dominante grado di relativismo che nega possa esistere o essere conosciuta qualunque verità assoluta. Se amiamo la Bibbia, allora dobbiamo ergerci a difesa delle sua pretesa di verità. Dobbiamo trovare dei modi nuovi per presentare l’autorità biblica in ogni cultura. Ci impegniamo ancora per combattere a favore della verità della rivelazione di Dio in quanto ciò fa parte della nostra fatica dell’amore per la parola di Dio.

d) La vita che la Bibbia esige. «La parola è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica». Gesù e Giacomo ci chiamano a essere facitori della parola e non solo uditori.20 La Bibbia presenta una qualità della vita che dovrebbe contraddistinguere il credente e la comunità dei credenti. Da Abramo, passando per Mosè, i salmisti, i profeti e la sapienza d’Israele, da Gesù e dagli apostoli, impariamo che un tale stile di vita biblico include la giustizia, la misericordia, l’umiltà, l’integrità, l’onestà, la veridicità, la castità sessuale, la generosità, la dolcezza, la rinuncia a se stessi, l’ospitalità, l’essere operatori di pace, il non cercare la propria vendetta, il fare il bene, il perdono, la gioia, l’essere contenti dello stato in cui ci si trova e l’amore, il tutto combinato in vite di adorazione, di lode e di fedeltà nei confronti di Dio.

Confessiamo che siamo pronti a sostenere con facilità di amare la Bibbia, senza amare la vita che essa insegna, la vita della costosa e pratica ubbidienza a Dio per mezzo di Cristo. Eppure, «niente è in grado di avvalorare il vangelo con più eloquenza di una vita trasformata, e niente gli getta maggiore discredito quanto l’incoerenza personale. Siamo chiamati a condurci in una maniera che sia degna del vangelo di Cristo e perfino di “adornarlo”, aumentando la sua bellezza, con vite sante».21 Nell’interesse del vangelo di Cristo ci impegniamo dunque nuovamente a dimostrare il nostro amore per la parola di Dio, credendo e ubbidendo a essa. Non esiste missione biblica senza un vivere biblico.

7. Amiamo il mondo di Dio

Condividiamo la passione che Dio ha per il suo mondo, amando tutto ciò che egli ha fatto, rallegrandoci della sua provvidenza e giustizia manifeste nella sua creazione, proclamando la buona novella a tutta la creazione e a tutte le nazioni e attendendo il giorno in cui la terra sarà piena della conoscenza della gloria di Dio così come le acque coprono il mare.22

a) Amiamo il mondo della creazione di Dio. Questo amore non è un semplice affetto sentimentale nei confronti della natura (cosa che la Bibbia non prescrive in alcun luogo), ancor meno è il culto panteistico della natura (cosa che la Bibbia proibisce espressamente). Si tratta piuttosto della logica manifestazione del nostro amore per Dio che si preoccupa di ciò che gli appartiene. «Al SIGNORE appartiene la terra e tutto ciò che è in essa.» La terra appartiene al Dio che affermiamo di amare e ubbidire. Ci interessiamo della terra, dunque, per la semplice ragione che appartiene a colui che chiamiamo Signore. 23
La terra è stata creata, è sostenuta ed è redenta da Cristo.24 Non possiamo sostenere di amare Dio nel mentre abusiamo di ciò che appartiene a Cristo per diritto di creazione, redenzione ed eredità. Ci interessiamo della terra e usiamo con responsabilità le sue abbondanti risorse, non secondo gli schemi del mondo secolare ma per l’amore del Signore. Se Gesù è il Signore di tutta la terra, non possiamo separare la nostra relazione che abbiamo con Cristo dal modo in cui agiamo in relazione alla terra. Poiché proclamare il vangelo che dichiara «Gesù è il Signore» significa proclamare un vangelo che include la terra, poiché la signoria di Cristo si estende su tutta la creazione. L’interesse per il creato è dunque un tema del vangelo nell’ambito della Signoria di Cristo.
Un tale amore per la creazione di Dio esige che ci ravvediamo per la parte che abbiamo avuto nella distruzione, nello spreco e nell’inquinamento delle risorse della terra e per la nostra collusione con l’idolatria tossica del consumismo. Al contrario, ci impegniamo in una pressante e profetica responsabilità ecologica. Appoggiamo i cristiani che hanno una peculiare chiamata missionaria (missional) per la difesa e per l’azione a favore dell’ambiente e per coloro che sono impegnati nel giusto compimento del mandato di provvedere ai bisogni umani a partire dall’abbondanza della creazione di Dio. Ricordiamo a noi stessi che la Bibbia dichiara che il disegno di redenzione è per la stessa creazione. La missione integrale equivale a saper discernere, proclamare e vivere concretamente la verità biblica secondo la quale il vangelo è la buona notizia di Dio tramite la croce e la risurrezione di Gesù Cristo, a beneficio degli individui, delle società umane e della creazione. Queste tre dimensioni sono infrante e sofferenti a causa del peccato; tutte e tre sono incluse nell’amore redentivo e nella missione di Dio; tutte e tre devono far parte della comprensiva missione del popolo di Dio.

b) Amiamo il mondo delle nazioni e delle culture: «Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra». La diversità etnica è il dono di Dio nella creazione e sarà preservato nella nuova creazione, quando sarà liberata dalle nostre divisioni e rivalità, espressioni della caduta nel peccato. Il nostro amore per tutti i popoli riflette la promessa di Dio di benedire tutte le nazioni della terra e riflette anche la missione di Dio di creare per sé un popolo tratto da ogni tribù, lingua, nazione e popolo. Dobbiamo amare tutto quello che Dio ha scelto di benedire, e questo comprende tutte le culture. Storicamente, la missione cristiana è stata strumentale nel proteggere e preservare le culture indigene e i loro linguaggi. Tuttavia un amore secondo il volere di Dio comprende il discernimento critico, in quanto tutte le culture mostrano non solo l’evidenza positiva dell’immagine di Dio nelle vite umane, ma mostrano anche l’impronta negativa di Satana e del peccato. Desideriamo vedere il vangelo incarnato e incastonato in tutte le culture, redimendole dal di dentro così che possano mostrare la gloria di Dio e la splendente pienezza di Cristo. Intravediamo la ricchezza, la gloria e lo splendore di tutte le culture portate nella città di Dio, redente e purgate di tutti i peccati, che arricchiscono la nuova creazione. 25
Questo amore per tutti i popoli esige che rifiutiamo i mali del razzismo e dell’etnocentrismo e trattiamo ogni gruppo etnico e culturale con dignità e rispetto, sulla base del valore che hanno per Dio nella creazione e nella redenzione. 26
Un tale amore esige anche che cerchiamo di far conoscere il vangelo ovunque, tra ogni popolo e cultura. Nessuna nazione, ebraica o gentile, è esente dalla portata del Grande Mandato. L’evangelizzazione è lo straripare di cuori che sono ripieni dell’amore di Dio per coloro che non ancora lo conoscono.
Confessiamo, vergognandoci, che vi sono ancora molti popoli nel mondo che non hanno ancora mai udito il messaggio dell’amore di Dio in Gesù Cristo. Rinnoviamo l’impegno che ha ispirato il Movimento di Losanna fin dal suo inizio, vale a dire a usare ogni possibile mezzo per raggiungere tutti i popoli con il vangelo.

c) Amiamo i poveri e i sofferenti del mondo. La Bibbia ci dice che il Signore è pieno d’amore verso tutto quello che ha fatto, sostiene la causa dell’oppresso, ama lo straniero, nutre l’affamato, sostiene gli orfani e le vedove.27 La Bibbia mostra anche che egli vuole fare tutte queste cose mediante gli esseri umani che si dedicano a tali azioni. Dio ritiene responsabili in particolar modo coloro che hanno delle responsabilità politiche o amministrano la giustizia nella società,28 ma tutto il popolo di Dio ha ricevuto l’ordine, per mezzo della legge e dei profeti, dei Salmi e della Sapienza, Gesù e Paolo, Giacomo e Giovanni, di riflettere l’amore e la giustizia di Dio in un amore e una giustizia pratici nei confronti dei bisognosi. 29
Un tale amore per i poveri esige che non solo amiamo la misericordia e le opere compassionevoli, ma anche che facciamo giustizia, denunciando e opponendoci a tutto ciò che opprime e che sfrutta il povero. «Non dovremmo temere di denunciare il male e l’ingiustizia ovunque si manifestino.» 30
Confessiamo con vergogna che in questo ambito falliamo a condividere la passione di Dio, falliamo a incarnare l’amore di Dio, falliamo a riflettere il carattere di Dio e falliamo a fare la volontà di Dio. Ci impegniamo nuovamente a promuovere la giustizia, compreso la solidarietà e la difesa degli emarginati e degli oppressi. Riconosciamo tale lotta contro il male come una dimensione del combattimento spirituale che può essere intrapresa solo grazie alla vittoria della croce e della risurrezione, nella potenza dello Spirito Santo, e con la preghiera costante.

d) Amiamo il nostro prossimo come noi stessi. Gesù si è appellato ai suoi discepoli affinché ubbidissero a questo comandamento, considerandolo come il secondo più grande della legge, ma egli poi (nello stesso capitolo) approfondì radicalmente l’esigenza, andando dall’«amerai [lo straniero] come te stesso» all’«amate i vostri nemici». 31
Questo amore per il prossimo esige che rispondiamo a tutti a partire dal cuore del vangelo, ubbidendo al comando dato da Cristo e seguendo il suo stesso esempio. Questo amore per il prossimo comprende le persone di altre fedi e si estende a coloro che ci odiano, ci calunniamo e ci perseguitano, fino a ucciderci. Gesù ci ha insegnato a rispondere alla menzogna con la verità, a coloro che ci fanno il male con atti di benevolenza, misericordia e perdono, a rispondere alla violenza e all’omicidio perpetrati contro i suoi discepoli con il sacrificio di noi stessi, al fine di attrarre le persone a lui e a spezzare la catena della malvagità. Rifiutiamo con forza la strada della violenza nella diffusione del vangelo, e rinunciamo alla tentazione della ritorsione e della vendetta contro coloro che ci fanno un torto. Una tale disubbidienza sarebbe incompatibile con l’esempio e l’insegnamento di Cristo e del Nuovo Testamento.32 Nello stesso tempo, il nostro dovere dell’amore verso il nostro prossimo che sta soffrendo richiede che ricerchiamo la giustizia a suo favore tramite un appropriato appello alle autorità legali e statali che svolgono la funzione di servi di Dio nel punire chi fa il male.33

e) Il mondo che non amiamo. Il mondo della buona creazione di Dio è divenuto il mondo della ribellione umana e satanica contro Dio. Ci viene raccomandato di non amare questo mondo fatto di desideri peccaminosi, di avidità e di orgoglio umano. Confessiamo con dispiacere che sono proprio quei segni di mondanità a sfigurare così spesso la nostra presenza cristiana e a negare la nostra testimonianza al vangelo.34

Ci impegniamo nuovamente a non flirtare con il mondo caduto nel peccato, con le sue
passioni passeggere, ma ad amare tutto il mondo come Dio lo ama. Amiamo allora il mondo con la santa attesa della redenzione e del rinnovamento in Cristo di tutta la creazione e di tutte le culture, l’adunarsi del popolo di Dio da tutte le nazioni fino alle estremità della terra e la cessazione di ogni distruzione, povertà e inimicizia.

8. Amiamo il vangelo di Dio

In qualità di discepoli di Gesù, siamo il popolo del vangelo. Il nucleo centrale della nostra identità è la nostra passione per la buona novella che troviamo nella Bibbia dell’opera salvifica di Dio compiuta per mezzo di Gesù Cristo. Siamo uniti dalla nostra esperienza della grazia di Dio nel vangelo e dalla nostra motivazione a far si che quel vangelo di grazia sia conosciuto fino agli estremi confini della terra, con ogni mezzo possibile.

a) Amiamo la buona novella, in un mondo segnato da cattive notizie. Il vangelo affronta direttamente i terribili effetti del peccato dell’uomo, del suo fallimento e dei suoi bisogni. Gli esseri umani si sono ribellati contro Dio, hanno rifiutato l’autorità di Dio e hanno disubbidito alla parola di Dio. In questa condizione di peccato, siamo separati da Dio, l’uno dall’altro e dall’ordine del creato. Il peccato merita la condanna di Dio. Coloro che rifiutano di pentirsi e «non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza».35 Gli effetti del peccato e della potenza del male hanno corrotto ogni dimensione della personalità umana (quella spirituale, fisica, intellettuale e relazionale). Essi hanno permeato la vita culturale, economica, sociale, politica e religiosa in tutte le culture e le generazioni della storia. Hanno causato al genere umano un’incalcolabile miseria e hanno danneggiato la creazione di Dio. A fronte di questo tetro sfondo, il vangelo che si trova nella Bibbia è veramente una buona notizia.

b) Amiamo il racconto che il vangelo narra. Il vangelo annuncia come buona notizia gli eventi storici della vita, della morte e della risurrezione di Gesù di Nazaret. In qualità di Figlio di Davide, il promesso Re Messia, Gesù è l’unico mediante il quale Dio ha stabilito il suo regno e ha agito in vista della salvezza del mondo, permettendo a tutte le nazioni della terra di essere benedette, come aveva promesso ad Abramo. Paolo definisce il vangelo affermando che, «Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture, che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, che apparve a Cefa, poi ai dodici». Il vangelo dichiara che sulla croce di Cristo Dio ha preso su di sé, nella persona del suo Figlio e al nostro posto, il giudizio che merita il nostro peccato. Nello stesso grande atto di salvezza, Dio ha vinto la battaglia decisiva su Satana, sulla morte e su tutte le potenze del male, liberandoci dal loro potere e dalla paura che incutono, ed assicurando la loro certa distruzione. Egli ha compiuto la riconciliazione dei credenti con Dio e fra di loro, superando tutte le barriere e i motivi di inimicizia. Mediante la croce Dio ha anche compiuto il suo disegno concernente la riconciliazione definitiva di tutta la creazione, e nella risurrezione fisica di Gesù ci ha dato il primo frutto della nuova creazione. «Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo».36 Quanto amiamo il racconto del vangelo!

c) Amiamo le certezze che il vangelo porta. Unicamente credendo in Cristo siamo uniti a Cristo stesso mediante lo Spirito Santo e siamo ritenuti giusti in Cristo al cospetto di Dio. Essendo giustificati per fede abbiamo pace con Dio e non abbiamo più davanti la condanna. Riceviamo il perdono dei nostri peccati. Nasciamo di nuovo a una vivente speranza nel condividere la vita risorta di Cristo. Siamo adottati come co-eredi con Cristo. Diveniamo cittadini del popolo che è legato da un patto con Dio, membri della famiglia di Dio e il luogo in cui Dio risiede. Credendo in Cristo, abbiamo allora piena certezza della salvezza e della vita eterna, in quanto la nostra salvezza dipende in fin dei conti non da noi stessi, ma dall’opera di Cristo e dalla promessa di Dio. «Non c’è nulla nella creazione che potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore ».37 Quanto amiamo la promessa del vangelo!

d) Amiamo la trasformazione che il vangelo produce. Il vangelo è la potenza di Dio che trasforma la vita e che è all’opera nel mondo. «Esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede».38 La fede sola è il mezzo per il quale si ricevono le benedizioni e la certezza del vangelo. La fede che salva tuttavia non resta mai sola, ma deve esprimersi necessariamente nell’ubbidienza. L’ubbidienza cristiana è «fede che opera per mezzo dell’amore».39 Non siamo salvati per buone opere, ma essendo stati salvati unicamente per grazia siamo «creati in Cristo Gesù per fare le opere buone»40. «Così è della fede; se non ha opere, è per sé stessa morta».41 Paolo considerava la trasformazione etica che il vangelo produce come opera della grazia di Dio, grazia che ha compiuto la nostra salvezza alla prima venuta di Cristo, grazia che ci insegna a vivere eticamente alla luce della sua seconda venuta.42 Per Paolo, «ubbidire al vangelo» significava sia fidarsi della grazia, e poi essere istruiti dalla grazia.43 Lo scopo missionario (missional) di Paolo era di portare «l’ubbidienza della fede» in tutte le nazioni.44 Questo linguaggio fortemente legato al concetto di patto evoca la figura di Abramo. Abramo credette nella promessa di Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia, e poi ubbidì al comando di Dio dimostrando così la sua fede. «Per fede Abramo ubbidì.»45 Il ravvedimento e la fede in Gesù Cristo sono i primi atti di ubbidienza che il vangelo esige; la continua ubbidienza ai comandamenti di Dio è il modo di vivere che la fede secondo il vangelo permette, grazie allo Spirito Santo che santifica.46 L’ubbidienza è così la prova vivente della fede salvifica e il vivente frutto di essa. L’ubbidienza è anche il test dell’amore che abbiamo per Gesù. «Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama.»47 «Da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti»48 Quanto amiamo la potenza del vangelo!

9. Amiamo il popolo di Dio

Il popolo di Dio è formato da coloro di tutte le epoche e di tutte le nazioni che Dio, in Cristo, ha amato, scelto, chiamato, salvato e santificato per essere il suo proprio popolo, per essere partecipi della gloria di Cristo come cittadini della nuova creazione. In qualità di coloro che Dio ha amato dall’eternità all’eternità e lungo tutto il corso della nostra turbolente e ribelle storia, ci viene raccomandato di amarci l’uno con l’altro. Poiché «per il fatto che Dio ci ha tanto amati, dobbiamo anche amarci l’un l’altro», e da qui «essere imitatori di Dio … e camminare nell’amore, come Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi». Nella famiglia di Dio l’amore l’uno per l’altro non è semplicemente un’opzione desiderabile ma è un comandamento ineludibile. Un tale amore è la prima prova di ubbidienza al vangelo e un potente motore della missione mondiale.49

a) L’amore chiama all’unità. Il comandamento di Gesù per il quale i suoi discepoli devono amarsi gli uni gli altri è legato alla sua preghiera affinché siano uno. Entrambi, il comandamento e la preghiera, sono di natura essenzialmente missionaria (missional), «da questo conosceranno che siete tutti miei discepoli», e che «affinché il mondo creda che tu [Padre] mi hai mandato».50 Un segno fortissimo e determinate, concernente la verità del vangelo, si ha quando i credenti sono uniti nell’amore oltre le barriere rappresentate dalle inveterate divisioni del mondo, barriere di razza, di colore, di classe sociale, privilegi economici o appartenenza politica. Tuttavia poche cose distruggono la nostra testimonianza come quando i cristiani rispecchiano e amplificano al loro interno le stesse divisioni.
Confessiamo che non abbiamo messo da parte tutto ciò che ci divide. Tra tutte queste barriere siamo particolarmente preoccupati dagli scandalosi estremi dell’ineguaglianza materiale nel globale corpo di Cristo. Questa ineguaglianza nega l’istruzione e l’ambizione di Paolo secondo la quale deve esserci mutualità e sufficienza per tutti.51 Condanniamo la competitività e la rivalità che a volte avvelena perfino il nostro zelo per la missione.
Deploriamo lo squilibrio delle risorse disponibili per la missione in differenti parti della chiesa nel mondo. Ricerchiamo con urgenza un nuovo globale equilibrio radicato in un profondo e mutuo amore e in un’umile cooperazione nel corpo di Cristo tra i vari continenti. Cerchiamo tutto ciò non solo per amarci l’un l’altro a parole, ma anche nell’interesse del nome di Cristo e della missione di Dio in tutto il mondo.

b) L’amore chiama all’onestà. L’amore si esprime con verità e con grazia. Nessuno ha amato il popolo di Dio più dei profeti d’Israele e Gesù stesso. Eppure nessuno lo ha affrontato più onestamente denunciando la verità del suo fallimento, dell’idolatria e della ribellione contro il Signore del patto. E nel fare così hanno richiamato il popolo al ravvedimento, affinché potessero essere perdonati e restaurati al servizio della missione di Dio. La stessa voce dell’amore profetico deve essere udita oggi, per la stessa ragione.
Quest’amorevole onestà ci supplica di ritornare e di ravvederci, percorrendo le giuste vie dell’umiltà, dell’integrità e della semplicità che sa sacrificarsi. Dobbiamo rinunciare alle idolatrie dell’arroganza, del successo manipolatorio e dell’avidità consumistica che seducono così tanti di noi e dei nostri leader. Il nostro amore per la chiesa di Dio si addolora e soffre per le brutture giacenti in mezzo a noi che sfigurano in tal grado il volto del nostro amato Signore Gesù Cristo e nascondono al mondo la sua bellezza, quel mondo che ha così disperatamente bisogno di essere attratto a lui.

c) L’amore chiama alla solidarietà. L’amore reciproco comprende in particolar modo la cura per coloro che sono perseguitati e imprigionati per la loro fede e per la loro testimonianza. Se una parte del corpo soffre, tutte le parti soffrono con essa. Siamo tutti, al pari di Giovanni, «compagni nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù». 52
Confessiamo che non abbiamo mostrato sempre questa amorevole solidarietà con le nostre sorelle e i nostri fratelli perseguitati, essendo più interessati alla nostra incolumità. Ci impegniamo a condividere la sofferenza dei membri del corpo di Cristo in tutto il mondo tramite l’informazione, la preghiera, la difesa e altri mezzi di sostegno. Consideriamo però questa condivisione non come un semplice esercizio di pietà, ma come desiderio anche di imparare ciò che la chiesa sofferente può insegnare e dare a quelle parti del corpo di Cristo che non stanno soffrendo allo stesso modo. Abbiamo l’avvertimento che la chiesa che si sente sicura nel suo benessere e nella sua autosufficienza può, come la chiesa di Laodicea, essere la chiesa che Gesù considera come la più cieca nei confronti della sua povertà e nella quale egli stesso si sente come uno straniero fuori la porta.53

Gesù chiama i suoi discepoli insieme a essere tra le nazioni una famiglia, una fratellanza riconciliata nella quale tutte le barriere dovute al peccato sono abbattute dalla sua grazia riconciliante.
Questa chiesa è una comunità di grazia, ubbidienza e amore nella comunione dello Spirito Santo, nella quale i gloriosi attributi di Dio e le misericordiose caratteristiche di Cristo sono riflessi e in essa è mostrata la multi-colore sapienza di Dio. Come l’espressione presente più vivace del regno di Dio, la chiesa è la comunità dei riconciliati che non vivono più per se stessi, ma per il Salvatore che li ha amati e ha dato se stesso per loro.

10. Amiamo la missione di Dio

Siamo impegnati nella missione mondiale, poiché essa è centrale per la nostra comprensione di Dio, della Bibbia, della chiesa, della storia umana e del futuro ultimo. L’intera Bibbia rivela la missione di Dio per condurre tutte le cose nel cielo e sulla terra all’unità sotto Cristo, riconciliandole tramite il sangue della sua croce, alla lode della gloria e della grazia di Dio. Nel compiere la sua missione, Dio trasformerà la creazione infranta dal peccato e dal male nella nuova creazione in cui non c’è più peccato o maledizione. Dio compirà la sua promessa fatta ad Abramo di benedire tutte le nazioni sulla terra tramite il vangelo di Gesù, il Messia, la progenie di Abramo.
Dio trasformerà il mondo diviso delle nazioni che sono disperse sotto il giudizio di Dio nella nuova umanità che sarà redenta dal sangue di Cristo e sarà composta da gente di ogni tribù, nazione, lingua e linguaggio, e sarà raccolta per adorare il nostro Dio e Salvatore. Dio distruggerà il regno della morte, della corruzione e della violenza quando Cristo tornerà per stabilire il suo eterno regno di vita, di giustizia e di pace. A quel punto Dio, Emanuele, dimorerà con noi, e il regno del mondo sarà il regno del nostro Signore e del suo Cristo ed egli regnerà per sempre.54

a) La nostra partecipazione alla missione di Dio. Dio chiama il suo popolo a condividere la sua
missione. La chiesa formata da tutte le nazioni sta in continuità tramite il Messia Gesù con il popolo di Dio nell’Antico Testamento.
Insieme a loro siamo stati chiamati tramite Abramo e incaricati di essere una benedizione e una luce per tutte le nazioni. Insieme a loro dobbiamo essere modellati e formati per mezzo della legge e dei profeti per essere una comunità di santità, compassione e giustizia in un mondo di peccato e di sofferenza. Siamo stati redenti mediante la croce e la risurrezione di Gesù Cristo e potenziati dallo Spirito Santo per testimoniare di ciò che Dio ha fatto in Cristo. La chiesa esiste per adorare e glorificare Dio per tutta l’eternità e a partecipare alla missione di trasformazione di Dio che egli porta avanti nella storia. La nostra missione è interamente derivata dalla missione di Dio, si rivolge all’intera creazione di Dio, ed è fondata nel suo centro nella vittoria redentrice della croce. Questo è il popolo a cui noi apparteniamo, la cui fede confessiamo e la cui missione condividiamo.55

b) Il costo della nostra missione. Gesù stesso ha vissuto e modellato ciò che ha insegnato, ovvero che l’amore più grande consiste nel dare la propria vita per gli amici.56 Egli ha detto di sé e dei suoi discepoli che: «se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto».57 La maggior parte di noi non sarà chiamata a dare la vita per amore di Cristo, ma soffrire è un modo del nostro impegno missionario come testimoni di Cristo come lo fu per i suoi apostoli e per i profeti dell’Antico Testamento.58 Esser pronti a soffrire rappresenta una prova determinante dell’autenticità della nostra missione. Dio può usare la persecuzione, la sofferenza e il martirio per portare avanti la sua missione. «Il martirio è una forma di testimonianza che Cristo ha promesso di onorare particolarmente.»59

c) L’integrità della nostra missione. La fonte di tutta la nostra missione è ciò che Dio ha fatto in Cristo per la redenzione del mondo intero, come rivelato nella Bibbia. Il nostro compito evangelistico è far conoscere la buona novella in tutte le nazioni. Il contesto per tutta la nostra missione è il mondo in cui viviamo, il mondo del peccato, della sofferenza dell’ingiustizia e il disordine della creazione, nel quale Dio ci manda per amare e servire nell’interesse di Cristo. Tutta la nostra missione deve dunque riflettere l’integrazione di evangelizzazione e di fattivo impegno nel mondo, con entrambi che ci sono raccomandati e sono alimentati dall’intera rivelazione biblica del vangelo di Dio. «L’evangelizzazione in sé non è altro che la proclamazione del Cristo di cui si parla nella Bibbia, del Cristo storicamente vissuto come Salvatore e Signore, nell’intento di persuadere la gente a venire personalmente a lui per essere riconciliati con Dio. … Dall’evangelizzazione deriva l’ubbidienza a Cristo, l’incorporazione nella sua chiesa e il servizio responsabile nel mondo. … sosteniamo tuttavia che l’evangelizzazione e la nostra responsabilità socio-politica siano entrambe parte del nostro impegno cristiano. Entrambe sono espressioni necessarie delle nostre dottrine di Dio e dell’umanità, del nostro amore per il prossimo e della nostra ubbidienza a Gesù Cristo. … La salvezza che proclamiamo dovrebbe trasformare noi stessi in tutte le nostre responsabilità personali e sociali. La fede senza le opere è morta». 60
«La missione integrale è la proclamazione e la dimostrazione del vangelo. Non significa semplicemente che l’evangelizzazione e l’impegno sociale debbano essere svolti l’una al fianco dell’altro. Piuttosto, nella missione integrale la nostra proclamazione ha conseguenze sociali dal momento che chiamiamo la gente ad amare e pentirsi in tutte le aree della vita. E il nostro impegno sociale ha conseguenze evangelistiche dal momento che rendiamo testimonianza alla grazia trasformatrice di Gesù Cristo. Se ignoriamo il mondo, tradiamo la parola di Dio che ci manda a servire nel mondo. Se ignoriamo la parola di Dio, non abbiamo niente da portare al mondo». (61)

Ci impegniamo in un esercizio integrale e dinamico di tutte le dimensioni della missione a cui Dio chiama la sua chiesa.

• Dio ci ordina di far conoscere la verità della rivelazione di Dio e il vangelo della grazia salvifica in Gesù Cristo a tutte le nazioni, chiamando tutta la gente al ravvedimento, alla fede, al battesimo e all’ubbidiente discepolato.
• Dio ci ordina di riflettere il suo proprio carattere ma tramite la cura amorevole per i bisognosi, e a dimostrare i valori e la potenza del regno di Dio nel combattere per la giustizia e la pace e nella cura per la creazione di Dio.

In risposta allo sconfinato amore di Dio per noi in Cristo, e a partire dal nostro traboccante amore per lui, ci riconsacriamo nuovamente, con l’aiuto dello Spirito Santo, a ubbidire pienamente a tutto ciò che Dio ci ordina, con un’umiltà che rinuncia a se stessa, gioia e coraggio. Rinnoviamo questo patto con il Signore che amiamo perché egli per primo ha amato noi.

Per il mondo che serviamo: il nostro impegno ad agire

Parte seconda… (vedi pubblicazione)

Città del Capo, Ottobre 2010


NOTE

*) In questo terzo documento del Movimento di Losanna si trova per quattro volte l’aggettivo missional che non ha ancora una traduzione ufficiale in italiano, benché in alcuni ambienti missionari evangelici si stia usando attualmente missionale. L’aggettivo segnala il consolidarsi, soprattutto in ambito anglosassone, di una particolare comprensione teologica della missione, considerata non più e non semplicemente un’attività, tra le altre, della chiesa o in generale del popolo di Dio, ma come un suo fondamentale modo d’essere. Due sembrano essere le ragioni bibliche e teologiche per il diffondersi di questo aggettivo: in primo luogo, concepire la chiesa come missional significa legare maggiormente l’esperienza della chiesa neotestamentaria a quella del popolo di Dio nell’AT. Della prima infatti si può dire, senza ombra di dubbio, che ha una vocazione e soprattutto ha ricevuto un mandato missionario (Mt 28), mentre per il secondo, pur ammettendo che manchi di un tale esplicito mandato, si deve tuttavia riconoscere che esso svolgeva nella storia una funzione delineata dalla promessa fatta ad Abraamo, vale a dire di portare benedizione a tutte le famiglie della terra (Gn 12). Entrambe le forme del popolo di Dio sarebbero dunque missional.
La seconda ragione per l’uso di missional sta nel fatto che la modificazione che esso imprime ai sostantivi che qualifica permette una loro considerazione in un’ottica più rigorosamente teologica. Dire che la chiesa o il popolo di Dio sono missional permetterebbe di allineare queste realtà all’atteggiamento che Dio ha nei confronti del suo mondo e che è segnato da un approccio missionario (missio Dei). Naturalmente, l’aggettivo ha poi una serie di ricadute pratiche tutte segnate da una visione olistica e non settoriale della missione.
Il Comitato italiano per il Movimento di Losanna, rilevando l’incertezza per la lingua italiana di una chiara denotazione per la modifica che l’aggettivo imprime alle realtà che va a qualificare, ha conservato nel testo l’aggettivo nella forma inglese. L’auspicio è che il prossimo futuro veda crescere intorno a questa tematica una bibliografia che permetta una decisione definitiva anche in merito alla traduzione dell’aggettivo.

1) Gal 5:6; Gv 14:21; 1 Gv 4:9, 19
2) Mt 22:37-40; Rom 13:8-10; Gal 5:22; 1 Pt 1:22; 1 Gv 3:14; 4:7-21; Gv 13:34-35; Gv 1:18; 1 Gv 4:12; 1 Ts 1:3; 1 Cor 13:8, 13
3) Dt 7:7-9; Os 2:19-20; 11:1; Sal 103; 145:9, 13, 17; Gal 2:20; Dt 10:12-19
4) Dt 6:4-5; Mt 22:37; Lv 19:18, 34; Mt 5:43-45; Gv 15:12; Ef 4:32; Gv 3:16-17
5) Rom 5:5; 2 Cor 5:14; Ap 2:4
6) Dt 4:35, 39; Sal 33:6-9; Ger 10:10-12; Dt 10:14; Is 40:22-24; Sal 33:10-11, 13-15; Sal 96:10-13; Sal 36:6; Is 45:22
7) Dt 4 e 6
8) John Stott, The Message of Romans, coll. The Bible Speaks Today, Intervarsity Press, Leicester and Downers Grove, p. 53
9) Sal 138:2
10) Gv 14:6; Rom 8:14-15; Mt 6:9; Gv 14:21-23
11) Dt 32:6, 18; 1:31; 8:5; Is 1:2; Ml 1:6; Ger 3:4, 19; 31:9; Os 11:2; Sal 103:13; Is 63:16; 64:8-9
12) Gv 3:16; 1 Gv 3:1; Rom 8:32; Eb 9:14; Gal 2:20; Gal 1:4-5
13) Mt 5:9, 16, 43-48; 6:4, 6, 14-15, 18, 25-32; 7:21-23
14) Gv 1:3; 1 Cor 8:4-6; Eb 1:2; Col 1:15-17; Sal 110:1; Mc 14:61-64; Ef 1:20-23; Ap 1:5; 3:14; 5:9-10; Rom 2:16; 2 Ts 1:5-10; 2 Cor 5:10; Rom 14:9-12; Mt 1:21; Lc 2:30; At 4:12; 15:11; Rom 10:9; Tt 2:13; Eb 2:10; 5:9; 7:25; Ap 7:10
15) Lc 6:46; 1 Gv 2:3-6; Mt 7:21-23
16) Mt 16:16; Gv 20:28; 1 Pt 1:8; 1 Gv 3:1-3; At 4:12
17) Gn 1:1-2; Sal 104:27-30; Gb 33:4; Es 35:30-36:1; Gdc 3:10; 6:34; 13:25; Nm 11:16-17, 29; Is 63:11-14; 2 Pt 1:20-21; Mi 3:8; Ne 9:20, 30; Zc 7:7-12; Is 11:1-5; 42:1-7; 61:1-3; 32:15-18; Ez 36:25-27; 37:1-14; Gl 2:28-32
18) At 2; Gal 5:22-23; 1 Pt 1:2; Ef 4:3-6; 1 Cor 12:4-11; Gv 20:21-22; 14:16-17, 25-26; 16:12-15; Rom 8:26-27; Ef 6:10-18; Mt 10:17-20; Lc 21:15
19) Sal 119:47, 97; 2 Tm 3:16-17; 2 Pt 1:21
20) Dt 30:14; Mt 7:21-27; Lc 6:46; Gc 1:22-24
21) Manifesto di Manila, par. 7; Tt 2:9-10
22) Sal 145:9, 13, 17; Sal 104:27-30; Sal 50:6; Mc 16:15; Col 1:23; Mt 28:17-20; Ab 2:14
23) Sal 24:1; Dt 10:14
24) Col 1:15-20; Eb 1:2-3
25) At 17:26; Dt 32:8; Gn 10:31-32; 12:3; Ap 7:9-10; Ap 21:24-27
26) At 10:35; 14:17; 17:27
27) Salmi 145:9, 13, 17; 147:7-9; Dt 10:17-18
28) Gn 18:19; Es 23:6-9; Dt 16:18-20; Gb 29:7-17; Salmi 72:4, 12-14; 82; Pr 31:4-9; Ger
29) Es 22:21-27; Lv 19:33-34; Dt 10:18-19; 15:7-11; Is 1:16-17; 58:6-9; Am 5:11-15, 21-24; Sal 112; Gb 31:13-23; Pr 14:31; 19:17; 29:7; Mt 25:31-46; Lc 14:12-14; Gal 2:10; 2 Cor 8-9; Rom 15:25-27; 1 Tim. 6:17-19; Gc 1:27; 2:14-17; 1 Gv 3:16-18.
30) Patto di Losanna, par. 5
31) Lv 19:34; Mt 5:43-4
32) Mt 5:38-39; Lc 6:27-29; 23:34; Rom 12:17-21; 1 Pt 3:18-23; 4:12-16
33) Rom 13:4
34) 1 Gv 2:15-17 22:1-3; Dn 4:27
35) Gn 3; 2 Ts 1:9
36) Mc 1:1, 14-15; Rom 1:1-4; Rom 4; 1 Cor 15:3-5; 1 Pt 2:24; Col 2:15; Eb 2:14-15; Ef 2:14-18; Col 1:20; 2 Cor 5:19
37) Rom 4; Fil 3:1-11; Rom 5:1-2; 8:1-4; Ef 1:7; Col 1:13-14; 1 Pt 1:3; Gal 3:26-4:7; Ef 2:19-22; Gv 20:30-31; 1 Gv 5:12-13; Rom 8:31-39
38) Rom 1:16
39) Gal 5:6
40) Ef 2:10
41) Gc 2:17
42) Tt 2:11-14
43) Rom 15:18-19; 16:19; 2 Cor 9:13
44) Rom 1:5; 16:26
45) Gn 15:6; Gal 6:6-9; Eb 11:8; Gn 22:15-18; Gc 2:20-24
46) Rom 8:4
47) Gv 14:21
48) 1 Gv 2:3
49) 2 Ts 2:13-14; 1 Gv 4:11; Ef 5:2; 1 Ts 1:3; 4:9-10; Gv 13:35
50) Gv 13:34-35; 17:21
51) 2 Cor 8:13-15
52) Eb 13:1-3; 1 Cor 12:26; Ap 1:9
53) Ap 3:17-20
54) Ef 1:9-10; Col 1:20; Gn 1-12; Ap 21-22
55) 1 Pt 2:9-12
56) Gv 15:13; 1 Gv 3:16
57) Gv 12:24-25
58) 2 Cor 12:9-10; 4:7-10
59) Manifesto di Manila, par. 12
60) Patto di Losanna, parr. 4 e 5
61) The Micah Declaration on Integral Mission

_____________________________________

Sinclair Ferguson (UK/USA) Chairman
Rose Dowsett (UK)
Ajith Fernando (Sri Lanka)
Atef Gendy (Egypt)
Manfred Grellert (Brazil)
Peter Kuzmic (Croatia/USA)
Archbishop Peter Jensen (Australia)
Esther Mombo (Kenya)
Victor Nakah (Zimbabwe)
Las Newman (Jamaica)
John Piper (USA)
Yusufu Turaki (Nigeria)
Chris Wright (UK) Chief Recorder
Carver Yu (Hong Kong)

Senior representatives from the World Evangelical Alliance (WEA), and from the Congress
Programme Committee, the Communications Working Group and the Strategy Working Group were in attendance.
Chris Wright was invited by this group to bring the statement to completion, working with a smaller
team. To this team of Rose Dowsett, Ajith Fernando, Victor Nakah and Las Newman were added
Valdir Steuernagel (Brazil), Rosalee Velloso Ewell (Brazil), Greg Parsons (USA) and Tormod
Engelsviken (Norway).
© The Lausanne Movement 2010

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