Gesù Cristo: Il Solo Balsamo per la Città

Patto di Losanna 1974

Patto di Losanna

 


PATTO DI LOSANNA

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[1974] Congresso mondiale sull’evangelizzazione

Il Patto di Losanna fu il risultato del Congresso mondiale sull’evangelizzazione che ebbe luogo a Losanna dal 16 al 25 luglio 1974 con la presenza di 2700 partecipanti provenienti da più di 150 paesi.

Il Congresso registrò un ampio consenso e costituì uno strumento per permettere agli evangelici di prendere maggiore consapevolezza della loro unità. Essi espressero la loro fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo basandosi sull’autorità della Scrittura e formulando il proprio impegno per la testimonianza nel mondo. Il Patto costituisce da allora una formulazione della fede e della comune missione degli evangelici e si pone come punto di riferimento per la loro riflessione e azione.

Introduzione

Noi, membri della chiesa di Gesù Cristo, venuti da più di 150 nazioni per partecipare al Congresso internazionale per l’evangelizzazione mondiale a Losanna, lodiamo Dio per la sua meravigliosa salvezza e ci rallegriamo della comunione che ci ha data con lui e gli uni con gli altri. Siamo profondamente toccati da ciò che Dio compie oggi spingendoci al pentimento per le nostre mancanze e stimolandoci attraverso il compito che ci resta da compiere nel campo dell’evangelizzazione. Crediamo che l’Evangelo è la buona notizia di Dio per il mondo intero, siamo quindi decisi, per mezzo della sua grazia, ad ubbidire al comandamento di Cristo: proclamare questo Evangelo a tutta l’umanità e fare dei discepoli di tutte le nazioni. Per questo desideriamo affermare la nostra fede e la nostra decisione, e rendere pubblico il nostro impegno. 

1. Il piano di Dio

Affermiamo la nostra fede nel Dio eterno ed unico, Creatore e Signore del mondo, Padre, Figlio e Spirito Santo, che regna su tutte le cose secondo il proposito della sua volontà. Egli ci ha chiamato fuori dal mondo come un popolo che gli appartiene e lo ha mandato nel mondo per servire e testimoniare, per fare avanzare il suo regno, per edificare il corpo di Cristo e per glorificare il suo nome. Confessiamo con vergogna che spesso abbiamo rinnegato la nostra vocazione e fallito nella nostra missione, perché ci siamo conformati al mondo o ce ne siamo ritirati. Tuttavia, anche se portato in vasi di terra, l’Evangelo rimane un tesoro prezioso e noi ce ne rallegriamo. Desideriamo consacrarci nuovamente a far conoscere questo tesoro al mondo attraverso la potenza dello Spirito Santo. (Is 40,28; Mt 28,19; Ef 1,11; At 15,14; Gv 17,6,18; Ef 4,12; 1 Cor 5,10; Rm 12,2; 2 Cor 4,7).

2. L‘autorità e la potenza della Bibbia

Affermiamo la divina ispirazione, la verità e l’autorità della Scrittura, dell’Antico e del Nuovo Testamento nella loro totalità. Essa è la sola Parola scritta di Dio, senza errore in tutto ciò che afferma, e unica infallibile regola di fede e di condotta. Affermiamo anche che questa Parola è potente per compiere il piano di salvezza di Dio. Il messaggio della Bibbia è rivolto a tutta l’umanità perché la rivelazione di Dio in Cristo, così come la troviamo nella Scrittura, non potrebbe cambiare. Attraverso di essa lo Spirito Santo continua a parlarci ancora oggi. In ognuna delle diverse culture esso illumina l’intelligenza del popolo di Dio perché esso colga in modo nuovo e personale la verità divina e sia manifestata a tutta la Chiesa l’infinitamente varia sapienza di Dio. (2 Tm 3,16; 2 Pt 1,21; Gv 10,35; Es 55,11; 1 Cor 1,21; Rm 1,16; Mt 5,17,18; Giuda 3; Ef 1,17,18; 3,10,18).

3. L‘unicità e l’universalità di Cristo

Affermiamo che c’è un solo Salvatore e un solo Evangelo pur essendovi diversi modi d’evangelizzare. Pensiamo che tutti gli uomini hanno una certa conoscenza di Dio perché possono riconoscerlo nelle sue opere. Questa rivelazione naturale, tuttavia, non può salvare perché, attraverso la loro ingiustizia, essi soffocano la verità. Respingiamo pure ogni sorta di sincretismo e di dialogo che sottintende che Cristo parli in maniera equivalente attraverso tutte le religioni e tutte le ideologie, perché ciò non dà a Cristo né al suo Evangelo il posto che spetta loro. Gesù Cristo, il quale è il solo Dio-uomo e che s’è donato quale unico mezzo di riscatto per i peccatori, è il solo mediatore tra Dio e gli uomini. Non v’è altro nome per il quale si abbia ad essere salvati. Tutti gli uomini periscono a causa del peccato, ma Dio li ama tutti e desidera che nessuno perisca ma si pentano. Coloro che rigettano Cristo rifiutano la gioia della salvezza e si condannano da loro stessi alla separazione eterna da Dio. Proclamare Gesù come “Salvatore del mondo” non significa che tutti gli uomini siano automaticamente o in fin dei conti salvati, né tantomeno che tutte le religioni offrano la salvezza in Cristo. Ciò vuole piuttosto dire che è necessario proclamare l’amore di Dio per un mondo peccatore, invitare tutti gli uomini a volgersi verso di lui come Salvatore e Signore e darsi a lui personalmente in un atto di pentimento e di fede. Gesù Cristo è stato elevato al di sopra d’ogni nome; noi aspettiamo ardentemente il giorno in cui ogni ginocchio si piegherà davanti a lui ed ogni lingua lo confesserà come Signore. (Gal 1,6-9; Rm 1,18-32; 1 Tm 2,5-6; At 4,12; Gv 3,16-19; 2 Pt 3,9; 2 Ts 1,7-9; Gv 4,42; Mt 11,28; Ef 1,20-21; Fil 2,9-11). 3

4. La natura dell’evangelizzazione

Evangelizzare significa divulgare la buona notizia che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati, che è risorto dai morti secondo le Scritture, che regna in quanto Signore e che ora offre, a tutti coloro che si ravvedono e che credono, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo per renderci liberi. La nostra presenza cristiana nel mondo è indispensabile all’evangelizzazione, come pure un dialogo aperto per meglio comprendere il prossimo. Ma l’evangelizzazione in sé è la proclamazione del Cristo biblico e storico come Salvatore e Signore in vista di persuadere le persone a venire a lui per essere riconciliati con Dio. Nel presentare l’invito dell’Evangelo, non abbiamo il diritto di celare quanto costi l’essere discepoli di Cristo. Gesù chiama tuttora coloro che seguiranno a rinunciare a loro stessi, a prendere la croce e a identificarsi con la sua nuova comunità. L’ubbidienza a Cristo, l’integrazione nella sua Chiesa e un servizio responsabile nel mondo, sono le conseguenze dell’evangelizzazione. (1 Cor 15, 3-4; At 2,32-39; Gv 20,21; 1 Cor 1,23; 2 Cor 4,5; 5,11,20; Lc 14,25-33; Mc 8,34; At 2,40,47; Mc 10,43-45).

5. La responsabilità sociale del credente

Affermiamo che Dio è sia il Creatore che il Giudice di tutti gli uomini. Dovremmo perciò condividere con lui la preoccupazione relativa alla giustizia ed alla riconciliazione della società umana, e alla liberazione dell’uomo da qualsiasi forma d’oppressione. Siccome l’uomo è stato fatto ad immagine di Dio, ogni individuo, senza distinzione di razza, di religione, di colore, di cultura, di classe, di sesso o di età, possiede un’intrinseca dignità e, a causa di essa, dovrebbe venir rispettato e servito, non sfruttato. Anche per questo esprimiamo il nostro pentimento sia per la nostra negligenza sia per aver, talvolta, considerato l’evangelizzazione ed i problemi sociali come entità reciprocamente esclusive. Benché riconciliazione con gli uomini non significhi riconciliazione con Dio, né l’azione sociale sia da identificare con l’evangelizzazione, e neppure liberazione politica significhi salvezza, affermiamo ciononostante che l’evangelizzazione e l’attività socio-politica fanno parte, ambedue, del nostro dovere cristiano. Per ambedue è necessario l’annuncio delle nostre dottrine riguardanti Dio e l’uomo, il nostro amore per il prossimo e la nostra ubbidienza a Gesù Cristo. Il messaggio della salvezza implica pure un messaggio di giudizio su ogni forma di alienazione, di oppressione o di discriminazione, e noi non dovremmo aver timore di denunciare il male e l’ingiustizia da qualsiasi parte si trovino. Quando l’uomo riceve Cristo è nato di nuovo nel suo regno: deve pertanto non solo affermare ma anche diffondere la giustizia di Dio in un mondo ingiusto. La salvezza che dichiariamo di possedere ci dovrebbe trasformare nella totalità delle nostre responsabilità personali e sociali. La fede senza le opere è morta. (At 17,26,31; Gn 18,25; Is 1,17; Sal 45,7; Gn 1,26-27; Gc 3,9; Lv 19,18; Lc 6,27,35; Gc 2,14-26; Gv 3,3-5; Mt 5,20; 6,33; 2 Cor 3,18; Gc 2,20). 4

6. La chiesa e l’evangelizzazione

Affermiamo che Cristo manda il suo popolo riscattato nel mondo come il Padre ha inviato il Figlio, ciò esige che noi penetriamo profondamente nel mondo qualunque sia il prezzo da pagare. Dobbiamo uscire dai nostri ghetti ecclesiastici e impregnare la società non cristiana. Nella missione ecclesiale di servizio la chiesa deve dare il primo posto all’evangelizzazione. L’evangelizzazione del mondo esige che tutta la chiesa apporti tutto l’Evangelo a tutto il mondo. La chiesa è al centro stesso del piano di Dio per l’universo, essa costituisce il mezzo da lui scelto per spandere l’Evangelo. Ma una chiesa che predica la croce deve portare essa stessa il segno della croce. Essa ostacola l’evangelizzazione quando tradisce l’Evangelo, quando le manca la fede vivente in Dio, l’amore vero per gli uomini o la scrupolosa onestà in tutte le cose. La chiesa è la comunità del popolo di Dio piuttosto che un’istituzione, essa non deve essere assimilata ad alcuna particolare cultura, né ad un sistema sociale o politico, né ad una ideologia. (Gv 17,18; 20,21; Mt 28,19-20; At 1,8; 20,27; Ef 1,9,10; 3,9-11; Gal 6,14,17; 2 Cor 6,3,4; 2 Tm 2,19-21; Fil 1,27). 

7. Cooperazione nell’evangelizzazione

Affermiamo che Dio vuole che la sua chiesa sia una nella verità in maniera visibile. Dal suo lato l’evangelizzazione ci esorta ad essere uniti perché l’unità rinforza la nostra testimonianza, mentre le nostre divisioni svalutano l’Evangelo della riconciliazione. Riconosciamo tuttavia che l’unità organizzativa può assumere delle forme diverse e non necessariamente favorire l’evangelizzazione. Noi tuttavia che condividiamo la stessa fede biblica, dovremmo essere intimamente uniti nella comunione fraterna in vista del nostro compito e della nostra testimonianza. Confessiamo che qualche volta la nostra testimonianza è stata indebolita dal nostro colpevole individualismo e da un’inutile dispersione. Ci impegniamo a ricercare un’unità più profonda nella verità, nell’adorazione, nella santità e nella missione. Raccomandiamo una maggiore collaborazione sul piano regionale per aiutare la chiesa a proseguire il suo compito, per elaborare dei piani strategici, per incoraggiarsi reciprocamente e per condividere risorse ed esperienza. (Gv 17,21,23; Ef 4,3,4; Gv 13,35; Fil 1,27; Gv 17,11-23).

8. Collaborazione delle chiese nell’evangelizzazione

Ci rallegriamo nel vedersi levare una nuova era missionaria. Il ruolo dominante delle missioni occidentali sta rapidamente scomparendo. Dio sta suscitando tra le giovani chiese una forza potente e rinnovata per l’evangelizzazione del mondo dimostrando così che la responsabilità di evangelizzare appartiene al corpo di Cristo nella sua totalità. Per questa ragione tutte le chiese dovrebbero chiedere al Signore, come pure a loro stesse, ciò che dovrebbero fare per evangelizzare le zone limitrofe e per mandare dei missionari in altre parti del mondo. Dovremmo costantemente rivalorizzare il nostro ruolo e la nostra responsabilità missionaria. E’ così che si svilupperà una maggiore collaborazione tra le chiese e sarà evidenziato il carattere universale della chiesa del Signore. Ringraziamo Dio per coloro i quali traducono la Bibbia e che sono impegnati nella formazione teologica, nella comunicazione di massa, nella letteratura cristiana, nell’evangelizzazione, negli sforzi volti al rinnovamento della chiesa e in ogni altra azione specializzata. Anche tutti costoro dovrebbero costantemente esaminarsi per verificare se contribuiscono in maniera efficace alla missione della chiesa. (Rm 8,1; Fil 1,5; At 13,1-3; 1 Ts 1,6-8).

9. Urgenza dell’evangelizzazione

Più di 2700 milioni di persone, cioè dire più di due terzi dell’umanità, devono ancora essere evangelizzati. Ci vergogniamo per il fatto che si siano trascurate così tante persone, ciò costituisce per noi e per la chiesa un rimprovero costante. Costatiamo tuttavia che oggi, in molte parti del mondo, gli uomini sono aperti al Signore Gesù come non mai nel passato. Siamo convinti che per le chiese e per gli organismi paraecclesiali sia venuto il tempo di pregare con insistenza per la salvezza di coloro che non sono ancora stati raggiunti e per compiere nuovi sforzi per completare l’evangelizzazione del mondo. In un paese già evangelizzato può qualche volta essere necessario ridurre il numero dei missionari stranieri e ridurre l’aiuto finanziario per facilitare la crescita della chiesa indigena e aiutarla così ad avere maggiore fiducia in se stessa, e nel medesimo tempo liberare dei fondi destinati alle regioni non ancora evangelizzate. I missionari dovrebbero spostarsi con sempre maggiore libertà attraverso i sei continenti animati da uno spirito d’umiltà e di servizio. Il nostro scopo dovrebbe essere quello di ottenere, per mezzo di tutti i mezzi disponibili e nel più breve tempo possibile, che ogni uomo possa ascoltare, comprendere e accettare la buona novella. Tale scopo non potrà certamente essere raggiunto senza sacrificio. Tutti siamo fortemente sconcertati dalla povertà di milioni di persone e turbati dalle ingiustizie che ne sono la causa. Coloro tra noi che vivono in situazioni di benessere accettano come loro dovere di vivere più semplicemente per contribuire più generosamente all’evangelizzazione e all’aiuto dei diseredati. (Gv 9,4; Mt 9,35-38; Rm 9,1-3; 1 Cor 9,19-23; Mc 16,15; Is 58,6-7; Gc 1,27; 2,1-9; Mt 25, 31-46; At 2,44-45; 4,34-35).

10. Evangelizzazione e cultura

Lo sviluppo delle strategie per l’evangelizzazione del mondo richiede immaginazione e metodi d’avanguardia. Con l’aiuto di Dio ne risulteranno delle chiese profondamente radicate in Cristo e strettamente collegate alla cultura del loro paese. Quest’ultima deve essere costantemente verificata e giudicata dalla Scrittura. L’uomo è una creatura di Dio, per questa ragione alcuni aspetti della sua cultura sono ricchi di bellezza e di bontà. Ma l’uomo è anche una creatura decaduta, per questo la sua cultura è anche macchiata dal peccato e qualche volta porta persino tracce d’influenze demoniache. L’Evangelo non presuppone in nessun modo la superiorità di una cultura rispetto ad un’altra, ma le valuta tutte a partire dai suoi propri criteri di verità e di giustizia, in ogni cultura insiste sugli imperativi assoluti della morale. Troppo spesso invece le missioni non hanno solo esportato l’Evangelo, ma anche un’altra cultura ed è così che le chiese hanno finito per essere qualche volta schiave della cultura piuttosto che della Scrittura. Gli evangelisti del Cristo devono umilmente cercare di liberarsi di tutto ciò che non è autentico e personale per diventare dei servitori degli altri. Le chiese devono cercare di trasformare la cultura e arricchirla per la maggior gloria di Dio. (Mc 7,8,9,13; Gn 4,21-22; 1 Cor 9,19-23; Fil 2,5-7; 2 Cor 4,5).

11. Insegnamento ed autorità

Confessiamo d’aver qualche volta ricercato la crescita della chiesa a scapito del suo valore spirituale e che abbiamo separato l’evangelizzazione dall’edificazione cristiana. Riconosciamo ugualmente che alcune delle nostre missioni sono state troppo lente nel formare dei responsabili del paese in cui operavano e nel chiedere loro d’assumere i compiti necessari. Siamo convinti che gli autoctoni devono assumere la responsabilità della chiesa e noi speriamo vivamente che, in ogni paese, la chiesa avrà i suoi propri responsabili che guideranno in uno spirito cristiano, non per dominare il gregge, ma per essere i suoi servitori. Riconosciamo che è urgente migliorare la formazione teologica soprattutto quella destinata ai responsabili di chiese. Ci auguriamo che in ogni nazione ed in ogni cultura vengano stabiliti dei programmi efficaci per la formazione dei pastori e dei laici (dottrina, evangelizzazione, edificazione, servizio, formazione di discepoli). Tali programmi non dovrebbero essere dipendenti da metodi stereotipati, ma dovrebbero piuttosto svilupparsi attraverso iniziative locali conformi alle norme bibliche. (Col 1,27-28; At 14,23; Tito 1,5,9; Mc 10,42-45; Ef 4,11-12).

12. Conflitti spirituali

Crediamo di essere coinvolti in una costante guerra spirituale contro i principati e le potenze del male che cercano di combattere la chiesa per impedirle d’evangelizzare il mondo. Sappiamo di dover rivestire l’armatura di Dio e di combattere con le armi spirituali della verità e della preghiera. Discerniamo l’attività del nostro nemico non solo nelle false ideologie sparse nel mondo, ma anche all’interno della chiesa, negli evangeli falsificati che distorcono il senso delle Scritture e pongono l’uomo al posto di Dio. Abbiamo perciò bisogno di vigilanza e di discernimento per mantenere l’Evangelo biblico. Riconosciamo che per quanto riguarda il nostro pensiero e la nostra azione, neppure noi siamo immuni allo spirito del mondo e che cediamo al secolarismo. Per esempio, anche se degli studi attenti della crescita numerica e spirituale delle chiese siano utili nel nostro desiderio di vedere le persone rispondere all’Evangelo, abbiamo compromesso il nostro messaggio, abbiamo manipolato i nostri ascoltatori con pressioni psicologiche, ci siamo troppo preoccupati delle statistiche e le abbiamo utilizzate in maniera scorretta. Tutto ciò porta l’impronta dello spirito del mondo. La chiesa deve essere nel mondo, ma il mondo non deve essere nella chiesa. (Ef 6,12; 2 Cor 4,3-4; Ef 6,11,13-18; 2 Cor 10,3-5; 1 Gv 2,18-26; 4,13; Gal 1,6-9; 2 Cor 2,17; 4,2; Gv 17,15). 7

13. Libertà e persecuzione

Tutti i governi hanno avuto da Dio il mandato di assicurare le condizioni di pace, di giustizia e di libertà nelle quali la chiesa può ubbidire a Dio, servire Cristo il Signore e predicare l’Evangelo senza interferenze. Per questo noi preghiamo per i capi delle nazioni e chiediamo loro di garantire la libertà del pensiero e della coscienza, come pure la libertà di praticare la religione e farla conoscere secondo la volontà di Dio e conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Siamo profondamente preoccupati per tutti coloro che sono ingiustamente incarcerati. Pensiamo particolarmente ai nostri fratelli che soffrono a causa della loro testimonianza a favore del Signore Gesù. Promettiamo di pregare e agire per la loro liberazione e nello stesso tempo respingiamo la tentazione di essere intimoriti dalla loro sorte. Con l’aiuto di Dio cerchiamo anche d’opporci all’ingiustizia e di restare fedeli all’Evangelo qualunque ne sia il prezzo. Ci ricordiamo dell’avvertimento di Gesù secondo il quale la persecuzione è inevitabile. (1 Tim 1,1-4; At 4,19; 5,29; Col 3,24; Eb 13,1-3; Lc 4,18; Gal 5,11; 6,12; Mt 5,10-12; Gv 15,18-21).

14. La potenza dello Spirito Santo

Noi crediamo nella potenza dello Spirito Santo. Il Padre ha mandato il suo Spirito per testimoniare del Figlio; senza la sua testimonianza, la nostra è vana. E’ lo spirito che produce in noi la convinzione di peccato, la fede in Cristo, la nuova nascita e la crescita nella vita cristiana. Ma lo Spirito Santo è anche uno spirito missionario, per questa ragione l’evangelizzazione dovrebbe scaturire spontaneamente da una chiesa riempita dallo Spirito. Quando una chiesa non è missionaria, essa è in contraddizione con se stessa. Quando lo Spirito rinnoverà la chiesa nella verità, nella sapienza, nella fede, nella santità, nell’amore e nella potenza, allora l’evangelizzazione su scala mondiale diventerà una reale possibilità. Per questo chiediamo a tutti i cristiani di pregare Dio per una tale manifestazione del suo Spirito sovrano in modo tale che il suo frutto sia manifesto in tutti coloro che gli appartengono e che tutti i suoi doni possano arricchire il corpo di Cristo. Solo allora la chiesa intera diventerà un utile strumento nella sua mano e tutta la terra potrà ascoltare la sua voce. (1 Cor 2,4; Gv 15,26-27; 16,8-11; 1 Cor 12,3; Gv 3,6-8; 2 Cor 3,18; Gv 7,37-39; 1 Ts 5,19; At 1,8; Sal 85,4-7; 67,1-3; Gal 5,22-23; 1 Cor 12,4-31; Rm 12,3-8).

15. Il ritorno di Cristo

Noi crediamo che Gesù in persona ritornerà in maniera visibile nella potenza e nella gloria per completare l’opera di salvezza e per il giudizio. Questa promessa del ritorno costituisce un ulteriore stimolo per la nostra evangelizzazione, perché ci ricordiamo che egli ha detto che l’Evangelo avrebbe dovuto essere predicato a tutte le nazioni. Crediamo che questo periodo intermedio tra l’ascensione ed il ritorno di Cristo deve essere riempito dell’attività missionaria del popolo di Dio che non ha il diritto di fermarsi prima della fine. Ci ricordiamo del suo avvertimento, e cioè che dei falsi cristi e dei falsi profeti si sarebbero levati come precursori dell’anticristo della fine. Respingiamo pertanto come un sogno orgoglioso e presuntuoso, l’idea che l’uomo possa edificare sulla terra un regno perfetto ed è con un ardente desiderio che noi aspettiamo questo giorno così come i nuovi cieli e la nuova terra in cui abiterà la giustizia e in cui Dio regnerà per sempre. Nel frattempo ci consacriamo nuovamente al servizio di Cristo sottomettendoci con gioia alla sua autorità sulle nostre vite intere. (Mc 14,62; Eb 9,28; Mc 13,10; At 1,8-11; Mt 28,20; Mc 13,21-23; Gv 2,18; 4,1-3; Lc 12,32; Ap 21,1-5; 2 Pt 3,13; Mt 28,18).

Conclusione

Poiché questa costituisce la nostra fede e la nostra risoluzione, ci impegniamo in un patto solenne con Dio e gli uni con gli altri per pregare, per fare progetti e per lavorare insieme per l’evangelizzazione del mondo intero. Chiamiamo anche altri ad unirsi a noi in questo. Che Dio ci aiuti per la sua grazia e per la sua gloria ad essere fedeli a questo patto! Amen! Alleluia!

 

Bibliografia

J. Stott, The Lausanne Covenant: An Exposition and Commentary, Minneapolis, World Wide Publications 1974; C. René Padilla – Carl F.H. Henry (edd), The New Face of Evangelicalism, Downers Grove, Ill., IVP 1975; J.D. Douglas (ed), Let the Earth Hear His Voice. Official Reference Volume, Minneapolis, World Wide Publications 1975; Arthur Johnston, The Battle for World Evangelism, Wheaton, Ill., Tyndale House 1978; la traduzione è tratta da Studi di teologia I n.s. (1989) pp. 69-79.

[Tratto da Dichiarazioni evangeliche. Il movimento evangelicale 1966-1996, a cura di P. Bolognesi, Bologna, EDB 1997, pp. 49-60]

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