Gesù Cristo: Il Solo Balsamo per la Città

Domande e risposte

Cosa è il CERBI?

E’ un progetto ecclesiale che si ricollega idealmente anche ad altre iniziative contrassegnate dal desiderio di confessare la fede una volta per sempre trasmessa ai santi favorendo una maggior comunione tra conduttori e tra chiese. Consapevoli che questo nostro mondo appartiene a Dio, il CERBI riguarda un gruppo di chiese evangeliche unite da un vincolo confessionale e collegate tra loro per mantenere e sviluppare relazioni di comunione e di servizio.

A cosa ci si riferisce parlando di Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia?

Diciamo “Chiese”, perché si tratta di comunità di uomini e donne salvati dal Dio uno e trino per glorificarlo in ogni ambito della vita e per gioire in Lui per sempre.
Diciamo “evangeliche”, perché sulla base dell’autorità della Parola di Dio, sono impegnate ad annunciare e a vivere la Buona Novella e sono parte del movimento evangelico.
Diciamo “Riformate”, perché si richiamano all’eredità della Riforma protestante e desiderano promuoverla nel mondo attuale.
Diciamo “Battiste”, perché sottolineano la natura confessante della chiesa.
Diciamo “In Italia”, perché è piaciuto a Dio di chiamarle al servizio in questo Paese.

Da dove nasce questa necessità?

Nasce dalla coscienza che nel nostro paese è fin qui mancato un polo riformato ed evangelicale di comunione ecclesiale, basato su una confessione di fede della Riforma protestante, frutto di una comunione già esistente tra i conduttori e le chiese, e mirato all’espansione del regno di Dio.

E’ una denominazione?

No. Si potrebbe dire che s’ispira al congregazionalismo di comunione. Si tratta quindi di un soggetto ecclesiale che mira a consolidare legami fraterni tra evangelici sulla base di una comune comprensione della Parola di Dio. Questo s’accorda con la Scrittura in cui si possono trovare numerose tracce di collegamenti tra chiese locali in grado d’evocare l’unità del popolo di Dio al di là delle limitazioni geografiche.

Quali sono le caratteristiche confessionali di questo progetto?

Le coordinate confessionali rimandano ad alcuni documenti che hanno scandito il percorso del popolo di Dio nel tempo. Riconoscendo il primato della Scrittura, queste chiese fanno gioiosamente propria la Confessione di fede battista [1689] quale base di riferimento dottrinale per la vita delle singole chiese e nel loro insieme. Nell’ambito dell’evangelismo contemporaneo, riconoscono altresì l’importanza della Dichiarazione di Cambridge che pone l’accento sulla necessità di un ritorno all’Evangelo [1996].

Ma il termine “battista” fa talvolta pensare ad espressioni ecclesiali discutibili.

E’ un rischio proprio a molti termini. Come si è detto, il termine evoca la natura confessante della chiesa, ma è vero che c’è anche un battismo pietista e uno liberale. Nel caso del CERBI, “battiste” è però preceduto da “riformate” per evocare non solo il radicale ripensamenti sulla natura della chiesa, ma anche l’impegno per un rinnovamento spirituale e culturale come accadde con la Riforma del XVI secolo.

Quali sono le ricadute di questa visione sul piano culturale?

Le chiese che aderiscono al CERBI, riconoscono la progressione della rivelazione biblica e sono quindi impegnate a mantenere una relazione feconda del mandato culturale delle origini con quello missionario del Risorto. L’obiettivo concerne una vocazione a tutto tondo in tutti gli ambiti della vita umana.

Cosa si propone il CERBI?

Si tratta di favorire relazioni per condividere le risorse nei vari campi dell’impegno evangelico. Al momento attuale, nell’ambito evangelico-riformato, non sembra vi siano luoghi per pensare in termini pastorali la vita e la vocazione di chiesa.

Si potrebbero fare degli esempi sul piano interno?

Oltre a quanto si è detto, questo progetto di comunione tra chiese vuole offrire sostegno all’esercizio dei vari ministeri. Quindi impegno pastorale. Si tratta anche di condividere risorse nel campo dell’attività ministeriale, nel settore della formazione e nei vari servizi .

E come impegni verso l’esterno?

Il CERBI vuole favorire la preghiera, la riflessione e l’azione affinché la testimonianza evangelica si consolidi, si allarghi e tocchi anche realtà non ancora raggiunte dal messaggio evangelico. Quindi impegni di testimonianza. Questo progetto ecclesiale può svolgere una funzione di consiglio e cooperazione laddove organismi missionari intendano operare in comunione con le nostre realtà. Può anche costituire un luogo per la riflessione e l’elaborazione di prese di posizione comuni su questioni come i rapporti con le istituzioni e con lo Stato. Le possibilità sono evidentemente numerose.

Qual è l’orientamento del CERBI verso lo stato e verso le intese?

Esse si sentono eredi di un popolo che ha pagato un prezzo altissimo per il riconoscimento della libertà di coscienza e che ancora oggi è perseguitato in numerose nazioni. Nel nostro paese questo popolo è ancora discriminato in quanto non ha diritto di parola malgrado si parli di laicità e pluralismo. Quanto all’art.. 8 della Costituzione italiana, il CERBI agisce sotto l’egida dell’ACCEI, un organismo preposto a intraprendere l’iter dell’intesa insieme ad altre chiese evangeliche. È una concreta manifestazione dell’impegno verso la cooperazione da parte delle nostre chiese.

Come si articola l’attività sul piano operativo?

Le chiese aderenti si sono dotate di alcuni strumenti. Il primo è una “Compagnia d’anziani” cui partecipano gli anziani delle chiese aderenti al progetto e anziani interessati ad esso. Il secondo strumento è una “Commissione referente” che costituisce l’organismo delle chiese e agisce nell’ambito delle linee guida fornite dalla “Compagnia degli anziani” delle chiese stesse.
Ogni anno viene organizzata un’”agape fraterna” per favorire le relazioni tra le chiese locali. Si tratta di una festa di popolo sensibile alle varie componenti delle chiese stesse che vuole contribuire a rinsaldare i rapporti di comunione e a rilanciare la visione affinché il percorso complessivo migliori continuamente.

È interessato a rapporti con altre realtà ecclesiali?

Certamente. Le singole chiese hanno sempre coltivato un atteggiamento di apertura e, proporzionalmente all’accordo dottrinale con altre, hanno portato avanti azioni comuni. Esse sono profondamente coinvolte da tempo anche in organismi come l’Alleanza Evangelica e Centri di ricerca e formazione teologica.

Qual è il vostro auspicio?

Persuasi che la fede evangelica fornisca una visione del mondo integrata che modella e guida tutta la vita cristiana, continuiamo a dedicarci con gioia a questa confessione. Alla luce di una vocazione così alta, desideriamo che ogni sfera della vita sia pensata e vissuta nell’ambito dei parametri di questa visione del mondo. Siccome siamo persuasi che lo schema «creazione – caduta – redenzione» riassuma adeguatamente il motivo di fondo della visione del mondo biblica e riformata, proclamiamo il nostro impegno a viverlo a livello ecclesiale, interecclesiale e proecclesiale.

Uno straordinario progetto:
Il nostro desiderio è quindi quello di glorificare Dio in tutta la nostra vita contribuendo all’estensione del suo regno e facendo conoscere Dio ad altri affinché anch’essi gioiscano per sempre della Sua presenza.

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